C’è un tempo per demolire e un tempo per (RI)costruire

impronta_ecologica

Il mese scorso ho compiuto gli anni e ci fu festa in famiglia. Ricevetti parecchi biglietti di auguri ma ve ne fu uno che non dimenticherò più. Gli autori erano i miei tre figli. Vi era scritta una sola frase tratta dall’Antico Testamento e più precisamente dal Libro di Qoelet , figlio di Davide, re di Gerusalemme.

La frase era leggermente modificata rispetto all’originale e tuonava così:

C’è un tempo per demolire e un tempo per (RI)costruire  Qoèlet, 3,3

Il senso di quella frase non lo capii immediatamente e inizialmente la presi come una provocazione, ma poi mi resi conto che avevano perfettamente ragione.

È capitato negli ultimi 10 anni di interrogarsi sui grandi problemi che l’uso sconsiderato delle risorse naturali (petrolio, energie varie) può arrecare al nostro pianeta ormai affaticato e si solleva forte un allarme su cosa lasciamo in eredità ai nostri figli, ma soprattutto cosa lasciamo a coloro che ancora non hanno potuto godere dei privilegi che noi abbiamo in malo modo dissipato. Inoltre, ci si trova oggi a chiedere comportamenti virtuosi non solo a chi ha goduto fino ad ora dei privilegi derivanti dall’uso delle risorse che oggi sembrano non più disponibili o comunque da utilizzare con cautela, ma anche ai popoli che mai hanno potuto attingere a tali risorse.

Insomma, l’augurio era proprio questo: “Papà tu che appartieni alla generazione dei dissipatori che, negli ultimi cinquant’anni, si sono divertiti a portare alla rovina questo mondo, adesso impegnati, per i prossimi cinquanta a rimetterlo in sesto e ridarcelo come era prima” .

Per me è stata peggio di una coltellata e  mi sono domandato successivamente cosa potessi fare nel concreto. Ero convinto che tornare indietro sarebbe stato impossibile, se non con una bacchetta magica, ma alla fine ho pensato che la Ricostruzione potesse avvenire solo dopo aver accettato il momento presente.

Ho cominciato così proponendo ai miei figli il seguente decalogo.

I MIEI CONSIGLI PER I MOLTO GIOVANI

1) Non ci sarà nessuna ripresa, nè ora nè mai  (perché?)

2) La crisi è finita da un pezzo, quella in cui viviamo è la normalità

3) Scordatevi il lavoro dipendente a tempo indeterminato

4) Se sarete imprenditori dimenticate di stare sul mercato seguendo le regole del secolo scorso

5) Dovete essere responsabili della vostra vita al 100% senza aspettare che la soluzione ai vostri problemi vi caschi dall’alto

6) Lo sapete che in pensione non ci andrete, vero?

7) Per realizzare i vostri desideri dovete farvi il culo, non esistono scorciatoie

8 ) Investite in voi stessi studiando tecniche di marketing, di vendita, di networking e di business

9) Fate il contrario di quello che fa la massa

10) Rimanete sempre in Italia se potete, dopo essere stati abbondantemente all’estero

 

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Formarsi al Business Networking. Come nasce #REACTA

«Dobbiamo smettere di fingere di essere individui che possono farcela da soli» Heathley

E’ stato il ‘mantra’ sussurrato di continuo in SELF(IE)BRANDING, percorso formativo organizzato dal Cescot di Senigallia, finalizzato non solo a creare networks di attività anche eterogenee ma anche proposte originali ed innovative per fare business di qualità nel turismo.

E’ il modello di ‘rete a legami forti’  presentato a febbraio dell’anno scorso da Progetto Clessidra,  nel corso di un Convegno sulle Reti turistiche a Senigallia, dal quale nacque la prima rete di escursionisti locali (Senigallia Network).

rete forte#REACTA, Rete di Attività commerciali e turistiche per l’Accoglienza, è composta da: Hotel Rex, Hotel Tritone, Hotel Caraibi, Dream, Eleonora Boutique, Tecnopasta, Dolcezze in, Squisito, Divi & Divine, Agenzia Riccialdelli.

Fatta la Rete ci si è impegnati successivamente a costruire le prime proposte per il turismo non stagionale. Per i weekend di primavera, si propone, infatti, un tour cittadino (vd infografica) che parte dalla residenza alberghiera, si snoda per le vie del centro cittadino, visitando chiese e monumenti, e toccando diverse attività che naturalmente offriranno qualcosa di ‘speciale’ (un gioiello, un complemento di abbigliamento, un gelato, una degustazione di prodotti tipici). E per finire si avrà la possibilità di partecipare ad un concorso fotografico sulle bellezze della città con un utile premio finale. I pacchetti (silver, gold e platinum) si possono consultare nel dettaglio al sito di www.reacta.it

Ringraziamo Il Tour Operator #Ipviaggiare che ha accolto con entusiasmo la proposta e che ha realizzato il sito della nuova rete.

“Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo” H. Ford

PrimaveraaSenigallia

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Safer Internet Day 2015. Toc Toc? Ci sei? O sei connesso?

messaggino“Dici a tuo figlio che smetta di giocare con lo smartphone a tavola”. “Gli mando un messaggino”.

L’AGE, l’AIART e la Fondazione OIERMO , in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale,  in occasione della Giornata della Sicurezza in Internet (SID), hanno proposto la somministrazione di un breve questionario, da sottoporre ai genitori/educatori dei ragazzi delle scuole medie, finalizzato a capire il rapporto esistente tra i Social Network ed i loro giovani utilizzatori.

Il potenziamento a casa e a scuola dell’utilizzo del personal computer con connessione internet ha indubbiamente reso inderogabile il bisogno delle famiglie di conoscere la rete internet e di imparare a utilizzarla per seguire e proteggere i figli nei giochi e nello studio.

Il sondaggio Toc Tolezionec? Ci sei? O sei connesso? è compilabile solo on-line e per questa circostanza abbiamo pensato di coinvolgere anche il rispettabile popolo della rete per arricchire il dibattito sul tema (vedi sotto).

Le conclusioni saranno presentate in vari seminari di approfondimento, che abbiamo previsto per la fine dell’anno scolastico anche in occasione delle Scuole dei Genitori di prossimo avvio.

 

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L’Accoglienza è………Nando Morra

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo post sull’Accoglienza (dal Piccolo Concorso sull’Accoglienza) a cura di  Nando Morra, sociologo della Fondazione OIERMO di Castellammare, a cui va il mio ringraziamento.

 

morra

Quando mi è stato chiesto di riflettere sul termine “accoglienza” ne ho subito associato un altro, gratuità; cos’altro se non questo.

Ci sono diversi modi per accogliere l’altro: purtroppo lo facciamo quasi sempre per un nostro interesse personale, se non sappiamo di ricevere un profitto siamo meno accoglienti.

Accogliere, nel senso più nobile del suo significato, vuol dire, dunque, accettare l’altro senza condizioni, senza pensare che prima o poi si debba ricevere un vantaggio.

Una delle cose più belle che capita nel mio lavoro è di sapere immediatamente se l’altro (in genere ragazzi) è stato accolto da me; in questo i ragazzi sono formidabili. Ti restituiscono sempre, e con la schiettezza tipica della loro età, le loro sensazioni. Non puoi permetterti di essere ipocrita, falso, ingannevole; loro, i ragazzi, se ne accorgono subito e te lo rinfacciano alla prima occasione.

Conviene non essere accoglienti? Assolutamente no! Gli svantaggi di una relazione fredda e anonima sono abbondantemente maggiori dei vantaggi che potremmo trarne da una caratterizzata da calda accoglienza. Perché allora oggi siamo tutti un po’ più diffidenti verso gli altri? Per quale arcano motivo facciamo fatica a relazionarci con gli altri? Questo è uno dei misteri dell’essere umano.

Una relazione costruita con disponibilità, con affetto, con amore ti riempie la vita di gioia e di felicità; ti avvolge in una rilassante serenità che, guarda caso, è anche contagiosa per chi ti sta accanto. Dunque, persiste il mistero.

Noi adulti abbiamo la responsabilità di provare, senza mai stancarci, a modificare lo stile di vita dei giovani; dobbiamo “obbligarli” ad attivare un nuovo ciclo virtuoso fatto di accoglienza e disponibilità.

Abbiamo l’obbligo morale di svelare il mistero.

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L’Accoglienza è……..Domenico Consoli

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo post sull’Accoglienza (dal Piccolo Concorso sull’Accoglienza) a cura del Prof Domenico Consoli, docente presso il Cesare Battisti di Fano, a cui va il mio ringraziamento.

 

consoli

Io, nel passato, durante gli studi, liceali prima e universitari dopo, facevo il cameriere presso strutture alberghiere situate in zone turistiche. Amavo quel lavoro. Non mi pesava affatto e lo vedevo come un divertimento. Mi piaceva il contatto con i clienti e soprattutto con gli stranieri. Forse ci sapevo anche fare perché riuscivo a fine giornata a ricevere un bel “gruzzoletto” come mancia.

Dopo che mi sono laureato ed ho iniziato a lavorare, come dipendente pubblico, ho abbandonato il settore ristorativo-alberghiero. Successivamente ho fatto studi di Marketing e quando si parlava di imprese che dovevano curare il rapporto con la clientela, oppure, quando nei libri o trattati scientifici si parlava di customer satisfaction, mi ritornavano in mente sempre quei bei momenti trascorsi come cameriere e dicevo che questo lavoro, come quello da barista o da portiere, erano quelli, per eccellenza, in cui si aveva veramente cura del cliente.

Il cliente lo si accoglieva e lo si faceva sentire a suo agio cercando di soddisfarlo in tutti i modi. Sono sempre rimasto di quell’idea fino a quando 5-6 anni fa mi sono meravigliato di fronte ad un cambiamento. Sono andato in una banca, che non era la mia, per fare una richiesta e mi ha colpito il fatto che avevano sostituito il  “bancone”, dove i clienti si appoggiavano dopo aver fatto la fila, con delle sedie. Avevano messo altre sedie all’ingresso e un distributore di biglietti per eliminare le “code”. Quel cambiamento mi è rimasto impresso e mi ha fatto capire che anche le banche stavano facendo un “bel salto” cercando di avere cura accogliendo, nel modo migliore, il cliente. Prima i clienti, nelle ore di punta, dopo aver fatto la fila in piedi, per mezz’ora o ore intere, dovevano continuare a stare in piedi mentre colloquiavano con il cassiere.

Quell’evento mi ha fatto riflettere e mi ha fatto capire come le imprese, gli enti e la pubblica amministrazione stavano iniziando ad innovarsi cercando di trasferire la professionalità dell’accoglienza del settore turistico-alberghiero nei loro ambienti. Ho capito che anche oggi, nell’era digitale, per raggiungere gli obiettivi di business e per essere competitivi occorre che le imprese si prendano cura e “coccolino” i clienti, per acquisirne di nuovi o fidelizzare i “vecchi”.

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