Il (New) Troll che è in me

Esattamente dieci anni fa creai il mio profilo su Facebook! 
ma Jaron Lanier si raccomanda nel suo libro di cancellarmi al più presto da tutti i social (“Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social”) perchè Google, Facebook, Instagram, WhatsApp, Twitter sono luoghi ove i nostri comportamenti si sono modificati rapidamente e altrettanto pericolosamente. 

Jaron LanierQuesti social sono stati capaci di tirare fuori il peggio di noi stessi (vedi per esempio Trump con Twitter) odiando più che rispettando gli altri, oltre quanto ci saremmo aspettati (esempi come il bannare/cancellare amicizie abbiano ricadute complicate nei rapporti reali); non solo, ma ci hanno somministrato overdosi di dopamina (*), spingendoci alla ricerca continua di consensi (likes) e di vacue popolarità, e alla estenuante attesa della gratificante notifica (cerchio rosso)

Allora Lanier dice che il mondo è fatto di troll e vittime. Ognuno di noi ha un troll interiore che talvolta prende il sopravvento. Siamo come lupi. Possiamo essere solitari o membri di un branco. Quando siamo solitari, siamo più liberi, pensiamo con la nostra testa, improvvisiamo, creiamo e siamo anche più capaci di provare gioia. Quando siamo in branco le interazioni con gli altri diventano la cosa più importante ma anche spesso pericolosa; infatti, quando la gente si rinchiude in una conversazione social perde spesso di vista la realtà perché l’ansia di potere, di voler avere a tutti i costi ragione e prendere il sopravvento, lo conduce spesso all’insulto, al dileggio e alla mancanza di rispetto. 

Interrogarsi quanto troll ci sia in noi è importante quanto lo sia la nostra salute. Purtroppo, non è eliminabile, perché, dice Lanier, è un problema così comune che deve trattarsi di una faccenda radicata nel profondo, una tragedia che abbiamo ereditato, uno stupido difetto insito nella condizione umana. 

Comunque, si può essere solitari o in branco ma sempre lupo rimani. Puoi continuare a litigare con tutti su qualsiasi cosa, oppure divertirti da solo pubblicando quello che ti piace senza interagire con nessuno. Ma? alla fine abbandoni o perché ti sei schifito o perché non hai più niente da dire (i social sono pieni di questi casi). 

Lanier risolve il problema spostandosi su un altro animale: il GATTO. Il gatto, lo conosciamo tutti, è individualista, autonomo, egoista ma anche affettuoso con i suoi padroni, giocherellone e sa anche essere molto divertente. Lui sa sempre cosa fare, se stare con te o andarsene per conto suo. Se lo stuzzichi lui reagisce e ti graffia, ma difficilmente ti aggredisce se non per giocare. 

gattoOra proviamo a fare come il gatto! Mostriamo di essere gentili e giocherelloni, scherzando nei commenti, facendo frequenti complimenti agli astanti, affermando il nostro punto di vista senza strafare, graffiando sorridendo se veniamo attaccati, abbandonando il campo se l’aria tende a surriscaldarsi, ovviamente dopo aver salutato.

Andare a lezione dai gatti era l’ultima cosa a cui avrei mai pensato, ma a rifletterci bene il riferimento al suo carattere potrebbe risolvere un sacco di problemi al nostro troll. E vi racconto un aneddoto capitatomi di recente.

In occasione del mega concerto di Jovanotti per il Risorgi Marche dello scorso 5 agosto ci furono dei post con altrettanti infuocatissimi commenti a proposito dei danni causati dal concerto alla natura incontaminata della Riserva Naturale del Monte San Vicino, sollevando la problematica innegabile dell’impatto che un evento del genere potesse aver avuto in un location così delicata. Io, invece, per una serie di motivi, ero stato favorevole al concerto e potevo o, a ragione, entrare nella disputa sguinzagliando il mio Dobermann migliore, oppure abbandonare il campo. 

In punta di piedi entrai ed espressi le mie ragioni. Ci furono subito una decina di commentatori Rottweiler che immediatamente mi afferrarono i polpacci, e, pronti ad affondare i denti ad ulteriori mie repliche, invece dovettero rassegnarsi perché non dissi più nulla! 

IL GATTO AVEVA VINTO! 

 

(*) La dopamina è il prodotto chimico che media il piacere nel cervello. È rilasciata durante le situazioni piacevoli e stimola una persona a cercare attività o occupazioni piacevoli

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Informazioni su ALBERTO DI CAPUA

Formatore, Progettista e Facilitatore per lo Sviluppo Locale. Chi è il Facilitatore? E' quella figura professionale che cerca di favorire il raggiungimento di un accordo fra attori pubblici e privati su un determinato progetto. Per svolgere il suo compito, il professionista utilizza una “cassetta degli attrezzi” specifica per questa attività: "il metodo partecipativo". Attualmente sono Facilitatore incaricato da una rete di 7 Comuni, che si affacciano sul fiume Cesano (AN-PU), per lo Sviluppo di un progetto in ambito rurale (cd Progetto Integrato Locale).
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