OLTRE LA FORMA. Risignificare le organizzazioni per generare cambiamento

Si è conclusa la 23esima edizione delle Giornate di Bertinoro, organizzata da AICCON, con nuove e potenti sollecitazioni che investono le organizzazioni del terzo settore, i suoi operatori e tutta l’economia sociale.

Le due giornate hanno avuto il pregio di disegnare una ‘bussola’ e non una ‘mappa’ grazie alla quale poter orientare i nostri percorsi. Prendendo in prestito la metafora di Platone nel Fedro, i due cavalli della biga, che l’auriga deve imparare a guidare con determinazione, devono mantenere la stessa velocità e la stessa direzione. In sostanza, affinchè non snaturino la loro essenza, le imprese del terzo settore devono far marciare insieme i due cavalli, ossia la dimensione economica organizzativa, tipica di quelle capitalistiche, e quella motivazionale intrinseca. Tuttavia, pare che invece siano concentrate più sulla prima che sulla seconda perché la dimensione del ‘dono’ di sé agli altri, inteso come bene relazionale, spesso si rileva debole (il ‘dono’ non va confuso con la ‘donazione’  che è tipica della filantropia).  

L’altra sfida è quella del recupero del mutualismo e della civilizzazione del mercato. Riportare il mercato al bene comune, secondo l’insegnamento francescano, inteso come luogo del ‘mutuo vantaggio’, e non contro l’interesse o a discapito dell’altro.  Questo è l’orientamento della Carta Costituzionale, che Mattarella stesso ha rimarcato di recente, nel senso di un ritorno all’economia civile (homo homini natura amicus di Genovesi) e non quella dell’’homo economicus’ di matrice capitalistica (homo homini lupus di Hobbes).

Infine, ‘trasformare’ e non solo ‘cambiare’ le regole del gioco all’interno di un modello tripolare che vede la Comunità affiancarsi allo Stato e il Mercato. In che modo? Intanto, bisogna comprendere bene la differenza che vi è tra ‘cambiamento’ e ‘trasformazione’. Il primo non cambia la direzione di marcia, perché si può essere innovatori o diventare economicamente ed organizzativamente più efficienti/efficaci ma il risultato rimane sempre quello di prendersi cura degli ‘effetti’ di un certo tipo di disagio (p.es. vedi l’esplosione delle povertà educative); la seconda, invece, va incidere sulle cause che determinano certi problemi. Le organizzazioni (tutte) che hanno capito questo sono quelle ‘trasformative’ perché, collaborando insieme, possono produrre un risultato diverso rispetto ad un semplice cambiamento di direzione.

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