Che fai di bello? partecipa al Festival IO LEGGO FORTE

Il Festival, che avrà luogo a Senigallia il 19, il 20 e il 21 luglio in tante piazze della città, offre eventi gratuiti aperti a tutti. Vanta la partecipazione di studenti, volontari appassionati di lettura e professionisti del settore.

Il programma include maratone di lettura, guerrilla reading, discussioni con esperti, incontri con autori, workshop di formazione, reading poetici, aperitivi letterari, presentazioni di libri, letture sceniche a cura di noti attori e doppiatori, e sessioni di lettura interattive dedicate a bambini e famiglie.

Il debutto del saggio autobiografico CHE FAI DI BELLO? avverrà qui, in questa cornice, e precisamente il 21 luglio dalle 17.30 in poi con il seguente programma:

ORE 17:30-20:00 MARATONA LETTERARIA “Leggi Le Marche” Piazza Roma ► lettori esperti leggono testi inediti di autori marchigiani che hanno risposto al bando “Call per scrittori”

ORE 20:00-21:15 Talk e Workshop su Editoria marchigiana Palazzetto Baviera ► Gli editori di Èdi. Marca incontrano gli autori dei testi inediti che hanno risposto al bando “Call per scrittori marchigiani”

Sarà possibile acquistare una copia con la relativa dedica dell’autore oppure richiederlo online https://amzn.eu/d/068yglGT.

Tutto il programma qui https://ioleggofortefestival.it/

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3. Che fai di bello? Il futuro emergente

E veniamo invece a descrivere questa figura professionale che tu chiami ‘Facilitatore’

In effetti questa figura richiama gli insegnamenti di Socrate e la sua famosa maieutica. Questa figura nel tempo si è caratterizzata in base agli ambiti di intervento; nel saggio mi sono soffermato sul facilitatore di processi rigenerativi, su quello dei processi partecipativi e quelli di Life Design ma sarebbe troppo lungo entrare in ciascuno. Magari, approfondirei quello dei processi partecipativi in cui ho maggiore esperienza..

Infatti, se non mi sbaglio, parli di processi partecipativi attivati nello sviluppo locale. Di che si tratta?

I Facilitatori dello Sviluppo Locale, inseriti nei PIL (Piani integrati locali) sono figure professionali che si inseriscono in un progetto per favorire il raggiungimento di un accordo fra gli attori coinvolti, quando questo non si raggiunga spontaneamente. Per svolgere il suo compito, questo professionista utilizza il metodo partecipativo. Partecipai con successo nel 2018 ad una selezione come Facilitatore per il PIL del comune di Corinaldo avviando, insieme ad altri sei comuni, un processo partecipativo che coinvolse gli stakeholder principali, i tecnici delle amministrazioni comunali e le popolazioni locali. Con il Progetto Active Valley, di recente approvazione, per il quale ho favorito l’aggregazione e la partecipazione degli operatori economici, nonché scritto tutti i suoi contenuti per un Bando del GAL sulla cooperazione, si è chiusa questa esperienza di Facilitatore del PIL durata sei anni.

Ma quasi in parallelo sei stato incaricato di avviare un altro processo partecipativo questa volta riguardante la rigenerazione di un bene comune, il Parco della Cesanella di Senigallia…

In questo caso parliamo di democrazia partecipativa e deliberativa collegata ai beni comuni, diversi questi dai beni pubblici e da quelli privati, in quanto la partecipazione dei cittadini alla progettazione e alla gestione dei beni comuni è prevista dall’art 118, comma 4 della Costituzione. Questa partecipazione viene favorita attraverso un processo dialogico generativo strutturato per compiere scelte in contesti diversi mediante il coinvolgimento di amministrazioni, associazioni, soggetti privati e comuni cittadini. Si basa sul principio che tutti possano essere coinvolti offrendo così a privati e gruppi la possibilità di influire, monitorare e valutare gli interventi condivisi. Il processo partecipativo prevede una serie di attività che si prolunga in un determinato lasso di tempo e deve essere trasparente, informato, facilitato al fine di dare voce a tutti in modo paritario e inclusivo.

A che punto è questo processo?

Dopo i primi due anni di attività (2022), e dopo un arresto dovuto a problematiche procedurali e burocratiche, il processo è ripartito quest’anno per entrare in una modalità più deliberativa; non nel senso di dover prendere delle decisioni, di competenza dell’Istituzione, ma di discutere e riflettere ancora una volta insieme ai cittadini (c.d. Comunità di pratica), ora più informati e consapevoli, su quali scelte migliori per il parco potessero essere adottate dalle Istituzioni.

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2. Che fai di bello? Il futuro emergente

Come stanno cambiando oggi le professioni visto che qualcuno afferma che “il futuro non è più quello di una volta”

Parto con un aneddoto………. agli inizi di quest’anno ricevetti una telefonata da Michele Pinto, direttore responsabile della testata giornalistica online Vivere Senigallia che mi chiedeva alcune informazioni su un certo argomento. Alla fine mi chiese: Alberto adesso che fai di bello? risposi semplificando al massimo il contenuto dell’attività che stavo svolgendo in quel momento, ma credo di non aver soddisfatto la sua curiosità perché percepivo un’attenzione discontinua; o forse ero io che mi percepivo non preciso nel raccontare un lavoro un po’ fuori dall’ordinario. Inoltre, questa difficoltà nel capire le mie attività la verificavo anche dalle domande curiose dei figli che, a loro volta interrogati su quale tipo di attività facesse il padre, spesso rimanevano in certi, confusi ed incapaci di rispondere con sicurezza.

Beh si capisce che non è come spiegare il lavoro di un barista, un medico o di un impiegato del comune..

Se sei un barista, un medico, un impiegato del Comune o un carrozziere, la gente capisce subito come ti guadagni il pane perché rientri in tipologie di attività facilmente identificabili, un po’ per esperienza diretta ed un po’ perché sono lavori nati in un passato lontano, quindi molto noti. Inoltre, citare questo tipo di mestieri in una conversazione è rassicurante per entrambi, nel senso che nessuno degli interlocutori deve scervellarsi a spiegare o a capire i contenuti di quella attività. Il barista lavora al bar, il carrozziere in officina, l’impiegato in Comune. La cosa diventa invece allarmante quando in poche battute si deve spiegare la natura di un’attività sia nel contesto presente che rispetto ad uno scenario futuro. Per esempio, l’attività del facilitatore dello sviluppo locale è oggi ritenuta utile, se non indispensabile, a favorire la partecipazione del le comunità locali alla creazione del proprio futuro; tuttavia, non è facile da spiegare, nel senso che ci vuole qualche secondo in più, forse un minuto, per soddisfare la curiosità dell’interlocutore.

Nel saggio tu riporti alcune esperienze forti che ti hanno coinvolto nella veste di ‘facilitatore’, e ci torneremo… piuttosto trovo ancora interessante la questione cruciale della qualità del lavoro che ognuno vorrebbe esprimere al meglio cercando un lavoro decente…

Intanto, bisogna dire che “Cambiare il Lavoro” non è la stessa cosa del “Cambiare Lavoro”. Il lavoro oggi pone al centro due importanti dimensioni, acquisitiva e espressiva; la prima è quella del posto di lavoro che assicura una stabilità economica e un certo potere d’acquisto; la seconda si riferisce ad un bisogno umano fondamentale insoddisfatto che è quello della propria identità che spesso non viene riconosciuta. Un’identità non validata da parte del datore di lavoro fa perdere il senso della propria presenza e dell’appartenenza ad un certo contesto organizzativo; l’ingranaggio infatti soffoca il senso di libertà e di creatività tipica dell’essere umano; pertanto, ci si trova a toccare con mano la differenza tra il lavoro giusto e quello decente. A questo si aggiunge che la competenza codificata (acquisita attraverso manuali, protocolli, mansionari) è più richiesta rispetto a quella tacita – cioè acquisita attraverso il vissuto – in cui il lavoratore libera le proprie energie psichiche e spirituali.

2. continua

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1. Che fai di bello? il futuro emergente

Dopo cinque anni un nuovo saggio dal titolo curioso… Che fai di bello? il futuro emergente,

Si, scritto a cinque anni di distanza dal primo (Bifore, ed. Ventura 2019), intanto, non cambia il suo carattere autobiografico, in quanto esplora non solo le cose che mi hanno spinto a cambiare lavoro diverse volte, nel corso della vita attiva, ma anche quale futuro emergente mi abbia nel tempo consentito di cogliere la linea del mio orizzonte.

Ma di quali professioni parliamo?

Il mondo delle professioni è profondamente cambiato negli ultimi anni, tanto da dare spazio a sempre più numerose attività non convenzionali. È ovvio, esisteranno sempre i parrucchieri, i baristi, gli idraulici e gli elettricisti, tuttavia si intravedono anche moltissime professioni che mirano a migliorare la nostra condizione umana, sociale ed ambientale

Quindi sono esperienze ‘non comuni’?

Il teorema che ho cercato di dimostrare, raccontando quelle che ho vissuto soprattutto negli ultimi anni, è che si può scegliere e non accontentarsi di un futuro piatto ed insignificante. L’intero saggio si sviluppa intorno al tema della soddisfazione intima che ci corrobora quando sentiamo di aver cambiato o prodotto qualcosa di originale, frutto della nostra intelligenza, del nostro impegno e delle nostre passioni.

Ma a chi ti rivolgi in particolare?

Ritengo possibile far comprendere il valore di questa soddisfazione soprattutto ai giovani che hanno fame di vita, aiutandoli a cercare strade inesplorate e percorsi il più possibile rispondenti alle inclinazioni di ciascuno. Tuttavia, convertire le passioni tristi (Spinoza) in obiettivi professionali è un lavoro complesso che la scuola potrebbe svolgere proficuamente in collaborazione con le agenzie educative del territorio.

In effetti, la scelta del titolo mi sembra che richiami già l’ansia della ricerca di un lavoro ‘bello’, che dia felicità

Tuttavia è anche difficile spiegarlo in due parole……….

  1. continua

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Castellammare e il dilemma del candidato sindaco

In occasione delle prossime amministrative di giugno, dopo due anni di commissariamento del comune per infiltrazione mafiosa, si pone il consueto dilemma del candidato sindaco.

Da una parte anziani politici, affetti dal mantra musicale “come me non c’è nessuno”, che si ripropongono per l’ennesima volta credendo che i cittadini abbiano bisogno delle esperienze dei dinosauri per risollevare la città. E pensare che Gabriel Attal fa il primo ministro francese a soli 34 anni di età.

Dall’altra, c’è l’affannosa ricerca del personaggio di alto profilo, quasi introvabile, che poggia sull’idea che la salvezza della città possa dipendere solo da un uomo/donna eccezionale dotato di un curriculum di grande spessore.

In entrambi i casi si tratta di autocandidature o di proposte che vengono dall’alto dei partiti, magari accompagnate da un pugno di firme di persone appartenenti alla società civile.

Questa è la democrazia rappresentativa alla stabiese che in ogni caso, a due mesi dalle elezioni, ce la dobbiamo tenere così sennò niente sindaco ‘per bene’.

Nel frattempo, un giurista, proprio un mese fa fu invitato, forse tardivamente rispetto alla imminente scadenza elettorale, a parlare di ‘democrazia partecipativa’ e di ‘democrazia deliberativa’, due facce della stessa medaglia, che non sostituiscono quella rappresentativa ma che si configurano come cassette piene di attrezzi necessari a svolgere il mai esaurito lavoro di manutenzione della democrazia.

In effetti, di questo si tratta! Preferirei eleggere un sindaco, che vive e s’impegna per questa città, che consideri la partecipazione non come una procedura ma come un valore, e che sia soprattutto espressione di un gruppo di cittadini esteso (non cento) che ritengono che la partecipazione sia un bene da difendere e da diffondere in tutti gli ambiti.

La Chiesa Locale, per esempio, ci sta provando sotto il profilo culturale, etico ed educativo, partendo dal confronto nelle parrocchie ed invitando esperti; fa bene, ma questa consapevolezza cresce lentamente ed oggi non ha la forza sufficiente per proporre propri candidati.

Il problema è che questi treni passano ogni cinque anni e quelli che ci credono adesso, ma non sono pronti, probabilmente non ci saranno neanche più al prossimo appuntamento elettorale.

Per fortuna, partecipare attivamente alla vita pubblica non significa necessariamente presentarsi per le elezioni, ma semplicemente intervenire con assiduità in tutti quei contesti dove incrementare il dibattito sulle soluzioni ai problemi cittadini, rendendole migliori.

E questo per il momento è il mio augurio più grande a questa città che ogni cinque anni (anche molto meno) si sveglia sempre più disorientata da chi farsi rappresentare.

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