La ‘democratura’ nella scuola. Prendiamo la parola

La ‘Democratura’ è un neologismo di Goumaz/Matvejevic che mette insieme le parole di democrazia e dittatura, ossia di una democrazia camuffata, apparente, di una dittatura camuffata da democrazia.

Gli organi collegiali della scuola, oggi come in passato, sono così! Magari non proprio una ‘dittatura’ ma certo una ‘fregatura’, dato che dietro la loro apparente democraticità, che si manifesta attraverso libere elezioni delle sue componenti (docenti, genitori, studenti, ata), quello che prevale spesso è un certo autoritarismo, veramente imbarazzante in un luogo dove invece ogni giorno si dovrebbe promuovere la cultura democratica.

Questo è ciò che si evince dall’appassionato dibattito che ha avuto luogo a Senigallia promosso dal Gruppo Facciamo Scuola in un convegno dal titolo “Liberiamo la Scuola”. La sala dell’Auditorium San Rocco era gremita di docenti di ogni ordine e grado, un pò per l’importanza dei relatori (Prof Mancini di Macerata e Prof.ssa Catalani di Jesi), un pò per l’esigenza della classe docente di condividere difficoltà e problemi su una serie di temi delicati come l’importanza delle scelte didattiche, il rapporto con i colleghi e la dirigenza, la libertà d’insegnamento, la qualità dei progetti e così via.

Si, mi si chiederà, ma tu che c’entri, non sei mica un docente? E’ vero, ma credo che come genitore di lunga appartenenza agli organi collegiali delle scuole che hanno frequentato i miei figli, non posso non condividere talune ansie democratiche che per certi aspetti sono le medesime di noi genitori.

Innanzitutto, la parola, così talvolta difficile da prendere e da far comprendere nei luoghi deputati alle decisioni che riguardano la formazione e il futuro dei nostri ragazzi. Chiamati da sempre ad approvare provvedimenti e delibere all’ultimo miglio, i genitori hanno la sensazione di trovarsi in un grande albergo dove per cinque anni portano i loro figli a studiare, utilizzando servizi e cogliendo quelle opportunità che la scuola offre.

Di questo ovviamente siamo riconoscenti, ma la scuola potrebbe essere migliore se ci fosse maggiore concertazione sui progetti, più spazi di proposta e di consultazione, ascolto vero di esigenze specifiche, insomma più disponibilità a lasciar ‘prendere la parola’.

Oggi, data la situazione, possiamo finalmente spiegare, senza ombra di dubbio, perché i genitori sono così ‘latitanti’ tra le mura scolastiche; per esempio, non vanno a votare per le elezioni dei consigli di classe e d’istituto, sono spesso ostili per decisioni non condivise e riluttanti a contribuire volontariamente alle spese che sostiene la scuola, si rivoltano facilmente se i figli vanno male, addossando la colpa esclusivamente ai docenti e con le conseguenze che spesso leggiamo sulle cronache. La ragione di tutto questo è che essi sono ‘esclusi’ da questo contesto, dove invece potrebbero intervenire molto, al pari delle altre componenti, essendo uno dei principali portatori d’interesse della nostra comunità educante. Disconoscere l’importanza della loro partecipazione alla vita della scuola significa non aver compreso che è in gioco la qualità del loro futuro e più in generale della nostra società.

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