I piccoli negozi sono pronti per le APP?

behereBEHERE (http://www.behere.biz/) è una APP che un’Azienda modenese sta proponendo ai nostri esercizi di vicinato al fine di far incontrare sul web le loro proposte commerciali e i clienti.

Funziona che  l’utente scarica gratuitamente l’APP e si ritrova all’interno di quest’ambiente dove è continuamente aggiornato sulle novità commerciali di tutti quei negozi che si sono affiliati. Naturalmente può essere raggiunto in qualsiasi momento da tutte le promozioni che di volta in volta gli segnaleranno i negozi.

Se nelle grandi città potrebbe essere anche un ottimo servizio, purtroppo non riesco a condividerne il senso in una piccola città come la nostra.

Da sempre infatti, sono fermo sostenitore della lealtà verso i piccoli negozi (quelli bravi però 😉 ) che non hanno mai avuto bisogno di promuoversi, nè con la pubblicità e nè con altro mezzo, perchè quello che è sempre valso e sempre varrà sarà il passaparola positivo dei suoi clienti.

Ma rimango perplesso anche per come vengono proposte simili soluzioni, pensate più per le grandi città (basta che si guardi il video di presentazione ambientato a New York), con una tattica che mi ricorda tanto la vendita del servizio Memotel (Telecom) alla vecchietta inferma che non usciva mai di casa.

Comunque, dal momento che c’è ed è già in diffusione, prima che qualcuno si demotivi anzitempo, sarebbe necessario, da parte dell’Azienda del Behere, che fossero programmati alcuni passaggi formativi che servano ad educare gli esercenti ad un utilizzo più consapevole e crescente dello strumento. L’impressione, infatti, è che questi strumenti di web marketing siano calati su realtà imprenditoriali non ancora culturalmente pronte e magari ancora orientate a cogliere l’importanza della pubblicità stampata sulla carta (cd. m’App).

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Anemoni e Paguri, Colleghi di Ventura

PIC6376OQuesto titolo curioso è una metafora che riassume ciò che ho visto e sperimentato nelle molteplici organizzazioni ove ho lavorato in questi ultimi 25 anni.

Ma che c’entrano queste due meravigliose creature marine che sono appunto i Paguri e gli Anemoni (o attinie)?

I paguri (Dardanus calidus)  sono Crostacei con addome molle che usano, come protezione da questo pericoloso handicap, conchiglie vuote capaci di contenere l’addome e quindi di proteggerlo. I paguri, durante la loro esistenza, (se tutto va bene), si trovano a cambiare più volte le loro protezioni, corazza e conchiglia: la corazza attraverso la naturale muta insita nella natura dei crostacei; la conchiglia attraverso la laboriosa ricerca di una conchiglia vuota più grande, in cui l’addome si possa sentire a suo agio.

paguri vivono in simbiosi mutualistica con uno o più anemoni della specie Calliactis parasitica. La mutualità della simbiosi consiste nella difesa che l’attinia urticante, posizionata sulla conchiglia, offre al paguro, mentre quest’ultimo offre all’ospite il nutrimento di quel cibo che non consuma.

Gli ambienti di lavoro, visti in chiave organizzativa, spesso non sono attraenti, perché in prevalenza si curano poco dell’accoglienza dei loro collaboratori. Poi se sono molto giovani il rischio è quello di perderli molto presto, o per lo meno fino a quando nuove opportunità non gli si prospettano davanti.

Ecco, appunto, l’accoglienza è la parola chiave che incoraggia le persone a rimanere  o meno in un determinato contesto lavorativo, in quanto per raggiungere gli obiettivi assegnati è necessario che esse si sentono accolte, ascoltate, capite, supportate ed aiutate dal management di turno.

Se questo non si verifica (molto spesso) le risorse tenderanno a resistere fino a quando non avranno esaurito la loro capacità di apprendimento in quel contesto e non faranno altro che cercare altrove una conchiglia più spaziosa ed accogliente.

In alcuni casi poi diventa un ‘modus vivendi’, ossia quello di un accumulo costante di esperienza, grazie alla quale le risorse, al di là del fatto si trovino bene o male in un certo ambiente di lavoro, alla fine poi cambieranno sempre in nome di una consapevole volontà di trovare conchiglie più appassionanti e ricche di esperienze più significative.

Ma che cosa c’entrano gli Anemoni? Gli Anemoni sono i colleghi di lavoro che, a differenza dei luoghi dove hai lavorato, saranno sempre la tua ‘sopravvivenza’ in quell’ambiente inaccogliente.

Quante volte ci siamo trovati a sfogarci o a lamentarci sulla spalla dei nostri compagni di viaggio perché eravamo frustrati o insoddisfatti dell’esperienza che stavamo facendo? e loro, manifestando tutta la loro solidarietà, ci proteggevano da facili abbandoni o peggio ancora da possibili depressioni?

Innestati sulla nostra fragile conchiglia ci hanno piano piano accompagnati verso l’uscita (inevitabile) o ci hanno sorretti con parole incoraggianti e fiduciose fino a farci adattare o rompere coraggiosamente con una conchiglia ormai diventata troppo stretta.

Ebbene questi colleghi, sebbene lasciati ma con l’anima mai abbandonati, di tanto in tanto riaffiorano nei ricordi dell’esperienza; ed oggi, dovendo raccomandare questa metafora alle giovani generazioni, che si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro, di far caso a questa splendida simbiosi tra il piccolo e indifeso paguro e l’anemone protettivo ed accogliente.

 

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La Tavola Rotonda sulle Reti Turistiche

13350316_10208660480981936_3470167968461543246_o (2)Il fiore scelto per l’Evento del 11 giugno a Corinaldo sulle Reti turistiche è stato il Tarassaco. Il Tarassaco o dente di leone o ‘soffione’ è un’erbacea perenne che cresce spontanea, molto diffusa nei campi e nota nella cultura popolare per le sue proprietà e in cucina. Dal greco taraxachè = turbamento, da tarasso = agito, rimescolo, scompiglio e da akos = rimedio, per significare le proprietà rilassanti.

In effetti, il significato etimologico spiega bene ciò che si osserva oggi sul fronte delle reti d’impresa in ambito turistico (scompiglio/rimedio).

Nel servizio di Vivere Senigallia (http://vivere.biz/axDL) vengono spiegate le ragioni e gli obiettivi di questa Tavola Rotonda che ha coinvolto tutti i Sindaci delle Valli e del Misa e del Nevola, i Presidenti e Direttori di Associazioni, Consorzi, Cooperative del medesimo territorio.

L’indirizzo che è stato dato al dibattito è stato quello di capire che cosa oggi fosse necessario per costruire un rete turistica locale o comprensoriale (interno/costa) duratura e portatrice di effetti positivi sull’esperienza emozionale dei turisti che visitano i territori, e per gli operatori medesimi in termini di crescita di fatturato. Nel video stimolo, mostrato all’inizio, si individuano alcuni elementi che possono favorire la nascita e la crescita di nuove aggregazioni pubblico/private.

Quale prospettiva dopo l’Evento?

Le 500 TRIBU’. DALLA MASSA ALLE NICCHIE

Giancarlo Dall’Ara scrive:

« mentre ci si preoccupava del segmento della terza età o di quello delle famiglie con bambini, dei tedeschi […] oppure del turismo culturale o di quello sportivo, non ci si è accorti che quegli approcci non rispondevano più a quanto stava accadendo nel mercato »

LA NASCITA DI NUOVE TRIBU’ DI POTENZIALI TURISTI.

La frammentazione del mercato in nicchie pare essere anche più congeniale alla capacità commerciale delle microimprese marchigiane, meglio se in rete, perché le nicchie sono più facilmente gestibili e destagionalizzabili, non richiedono alle destinazioni e alle imprese investimenti ‘fuori scala’, possono essere accolte e ospitate anche in strutture di piccole e piccolissime dimensioni e possono essere contattate senza il ricorso a intermediari.

Il futuro del turismo è questo! Almeno lo è per le Marche….

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Le Stagioni di Davide

LE STAGIONIRoberto Nigro è un mio carissimo amico che conobbi quando abitavo a Castellammare. Di recente, lui si è rifatto vivo perchè voleva farmi leggere una storia che aveva scritto, anzi per essere più precisi ne aveva scritte tre in periodi diversi della sua vita e poi le aveva messe insieme.

Il nome di questa trilogia è:“Le stagioni di Davide” e narra di un Commissario di Polizia, Davide Latela, di origini meridionali, alle prese con tre diverse indagini che lo portano con un certa determinazione a risolverle sempre.

In realtà, la lettura che ho fatto di questo libro, che si legge molto velocemente perchè possiede ritmi e passaggi narrativi che difficilmente annoiano, l’ho vissuto in maniera molto diversa e forse secondo lo spirito vero dell’autore.

Il Commissario Latela, (senza andare troppo a scoprire il finale a sorpresa perché è quello che decisamente colpisce), pur andando avanti nelle sue indagini, si trova sempre a tornare indietro nella sua vita, reincontrando posti, persone, storie e situazioni che appartengono fortemente al suo passato quando viveva con i suoi genitori in un paesino sperduto del…….. (i sospensivi sono d’obbligo perchè in tutte le storie, salvo l’isola di Pantelleria, non si capisce bene di quali paesi, città e regioni si parli).

Le origini del Commissario sono estremamente solide e degne di rispetto da parte di tante persone che riconoscono in lui quello che ce l’ha fatta ad andar via dalla propria terra, studiare e diventare una persona importante, come appunto un Commissario di polizia. La cosa che fa sorridere a questo proposito è che mentre i suoi compaesani gli parlano in dialetto lui risponde sempre in perfetto e gentile italiano.

Il Commissario, comunque, è una persona generosa e molto legata ai suoi concittadini, sempre pronto a prodigarsi per loro, e quando appunto lo chiamano per qualche nodo che non riescono a sciogliere, ecco che Davide Latela subito riparte per il suo paesello con il suo borsone color “cielo d’estate”.

Il senso che ho potuto trarre da questa trilogia è che nella nostra vita capitano talvolta fatti sconvolgenti che ti consentono di riavviare la tua esistenza, facendoti accorgere che sei ancora vivo; e la cosa che ti fa scoprire questo libro è che sono sempre le tue vecchie origini a rimetterti di nuovo in cammino.

Consiglio questo libro soprattutto a quelli che hanno ‘bisticciato’ con le proprie radici spesso rinnegandole o rimuovendole deliberatamente per sempre.

Grazie Roberto

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Comunicare sul Web. L’esperienza didattica in terza superiore

13244177_896814323778019_3297409748045769468_oAvevamo riferito in un precedente post http://wp.me/p2mXvU-f6 che comunicare e con efficacia sul web non fosse proprio una passeggiata, perchè per poter farsi leggere erano necessari dei buoni contenuti, capaci di destare attenzione, e che fossero scritti con una buona penna.

L’esperienza di queste ultime settimane all’interno di una classe terza superiore è stata molto gratificante. Si trattava di un  mini-corso di web marketing, all’interno del quale venivano trattati  alcuni argomenti relativi alla comunicazione via web.

Fare una recensione su un ristorante dove si è cenato o rispondere ad una recensione negativa di un cliente; fare un post a contenuto emozionale corredandolo di foto e video di effetto; sviluppare con creatività una landing page che ha lo scopo di comunicare informazioni importanti ai clienti potenziali o utilizzata per vendere prodotti, servizi o contenuti; farsi un piccolo sito o un blog; costruire un’infografica per presentare contenuti in maniera sintetica; oppure fare un piccolo video di animazione per analoghe motivazioni.

Oggi il web è pieno di risorse, per giunta gratuite ed estremamente ricche di elementi grafici dove è possibile imparare rapidamente a fare tutte queste cose. Pensiamo per esempio a Tripadvisor (recesioni), i social Network (Post di qualità), Wix (sito/blog/landing page), Easel.ly (infografica) o Powtoon (video di animazione).

Il nativo digitale, si sa, non ha alcun problema ad utilizzare piattaforme del genere, dal momento che è così abituato a districarsi ed utilizzare quotidianamente APP e media di ogni tipo; e i risultati di diverse attività svolte in aula informatica, peraltro tutti trasferiti con dei link all’interno del gruppo ‘segreto’ di Facebook, creato appositamente per la loro condivisione, sono estremamente soddisfacenti!

La conclusione è che la didattica può e deve ‘impadronirsi’ di questi strumenti che consentono di aumentare e consolidare meglio i saperi degli studenti, che, alla fine, tra il ‘giocare e fare sul serio’, apprendono più rapidamente soluzioni che saranno senz’altro utili al loro futuro professionale.

Oggi le scuole sono dotate degli giusti apparati ed infrastrutture digitali, e si spera che già stiano formando i loro operatori affinchè ‘aggancino meglio l’attenzione’ di studenti spesso difficili a concentrarsi; diversamente, il rischio sarà quello di avere una scuola non al passo dei cambiamenti già abbondantemente in atto.

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