2. Che fai di bello? Il futuro emergente

Come stanno cambiando oggi le professioni visto che qualcuno afferma che “il futuro non è più quello di una volta”

Parto con un aneddoto………. agli inizi di quest’anno ricevetti una telefonata da Michele Pinto, direttore responsabile della testata giornalistica online Vivere Senigallia che mi chiedeva alcune informazioni su un certo argomento. Alla fine mi chiese: Alberto adesso che fai di bello? risposi semplificando al massimo il contenuto dell’attività che stavo svolgendo in quel momento, ma credo di non aver soddisfatto la sua curiosità perché percepivo un’attenzione discontinua; o forse ero io che mi percepivo non preciso nel raccontare un lavoro un po’ fuori dall’ordinario. Inoltre, questa difficoltà nel capire le mie attività la verificavo anche dalle domande curiose dei figli che, a loro volta interrogati su quale tipo di attività facesse il padre, spesso rimanevano in certi, confusi ed incapaci di rispondere con sicurezza.

Beh si capisce che non è come spiegare il lavoro di un barista, un medico o di un impiegato del comune..

Se sei un barista, un medico, un impiegato del Comune o un carrozziere, la gente capisce subito come ti guadagni il pane perché rientri in tipologie di attività facilmente identificabili, un po’ per esperienza diretta ed un po’ perché sono lavori nati in un passato lontano, quindi molto noti. Inoltre, citare questo tipo di mestieri in una conversazione è rassicurante per entrambi, nel senso che nessuno degli interlocutori deve scervellarsi a spiegare o a capire i contenuti di quella attività. Il barista lavora al bar, il carrozziere in officina, l’impiegato in Comune. La cosa diventa invece allarmante quando in poche battute si deve spiegare la natura di un’attività sia nel contesto presente che rispetto ad uno scenario futuro. Per esempio, l’attività del facilitatore dello sviluppo locale è oggi ritenuta utile, se non indispensabile, a favorire la partecipazione del le comunità locali alla creazione del proprio futuro; tuttavia, non è facile da spiegare, nel senso che ci vuole qualche secondo in più, forse un minuto, per soddisfare la curiosità dell’interlocutore.

Nel saggio tu riporti alcune esperienze forti che ti hanno coinvolto nella veste di ‘facilitatore’, e ci torneremo… piuttosto trovo ancora interessante la questione cruciale della qualità del lavoro che ognuno vorrebbe esprimere al meglio cercando un lavoro decente…

Intanto, bisogna dire che “Cambiare il Lavoro” non è la stessa cosa del “Cambiare Lavoro”. Il lavoro oggi pone al centro due importanti dimensioni, acquisitiva e espressiva; la prima è quella del posto di lavoro che assicura una stabilità economica e un certo potere d’acquisto; la seconda si riferisce ad un bisogno umano fondamentale insoddisfatto che è quello della propria identità che spesso non viene riconosciuta. Un’identità non validata da parte del datore di lavoro fa perdere il senso della propria presenza e dell’appartenenza ad un certo contesto organizzativo; l’ingranaggio infatti soffoca il senso di libertà e di creatività tipica dell’essere umano; pertanto, ci si trova a toccare con mano la differenza tra il lavoro giusto e quello decente. A questo si aggiunge che la competenza codificata (acquisita attraverso manuali, protocolli, mansionari) è più richiesta rispetto a quella tacita – cioè acquisita attraverso il vissuto – in cui il lavoratore libera le proprie energie psichiche e spirituali.

2. continua

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