Le opportune osmosi tra Scuola e Mondo delle Imprese

ceraunavoltapupo.jpgDa un lato, 28 ragazzi di tre quarte dell’ITET Carducci-Galilei di Fermo che hanno partecipato ad un breve percorso sul web marketing, nell’ambito del Progetto: “Scuola -lavoro: Web Marketing nell’impresa turistica” finanziato dalla Fondazione Cariverona; dall’altra, un Operatrice di Nido Domiciliare che ha la necessità di impostare la propria identità sulla rete.

I ragazzi alla fine di questo breve percorso hanno appreso dell’esistenza di vari ‘strumenti‘ per progettare e costruire la propria ed altrui identità sul web; dall’altro, invece, una serie di informazioni relative all’attività dall’operatrice pronte per essere organizzate e strutturate, al fine di essere sempre raggiungibili e facilmente aggiornabili.

L’incontro vivo e costruttivo tra Scuola e Mondo dell’imprese non è sempre facile, ma adesso, grazie all’alternanza scuola-lavoro, è possibile che i ragazzi non solo apprendano direttamente il lavoro in azienda, ma sono anche in condizione di offrire un loro contributo di idee e progetti al piccolissimo imprenditore che, da solo, talvolta non è in condizione di sviluppare.

Nel nostro caso, tutti gli studenti coinvolti si sono prodigati a costruire un piccolo sito con la piattaforma gratuita WIX (Wix.com è una piattaforma di sviluppo web su base cloud che permette agli utenti di creare siti HTML5 e mobili attraverso l’uso di strumenti online drag and drop), che consentisse all’operatrice di farsi per così dire ‘notare’. I siti, molto diversi tra di loro per cromaticità ed organizzazione dei testi tra le diverse pagine, sono stati realizzati in sole due ore! Questo perchè si erano già cimentati in una lezione precedente a sperimentare la piattaforma e realizzare un proprio sito personale.

Fra i siti realizzati ne abbiamo scelti due particolarmente gradevoli

C’Era una volta di Olta Shecks

C’Era una volta di Ilaria Rocchetti

Naturalmente, non si tratta di siti professionali, anche perchè realizzati a costo zero e per di più a fini didattici, tuttavia, riteniamo che sia stato importante rendere partecipi questi consulenti in erba del web di una delle più importanti preoccupazioni delle nostre piccole imprese: la presenza online. 

Un grosso ringraziamento ed un applauso, quindi, a questi ragazzi, insieme ai loro Professori Massimo Spadi e Francesca Stifani. 

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‘Latte Art’ e il cappuccino diventa più accogliente

donaato.jpgAbbiamo appena concluso il 2016 cercando, tra le pizze della città, quelle più fantasiose e soprattutto quelle di forma più irregolare (quadrata, ripiegata, ecc).

Il 2017 l’abbiamo iniziato, invece, con un altro simbolo della nostre abitudini fuori casa: il cappuccino e il caffè macchiato. Quanti ne avremo consumati al bar, frettolosamente, da soli oppure in compagnia, al mattino o più tardi, con una brioche oppure senza, ben schiumato o appena montato? Forse ogni giorno! ma quasi sempre senza pensare ad una sua possibile decorazione.

Per ora solo alcuni baristi, attenti al design della caffetteria e con un buona dose di creatività, si sono lasciati trasportare dal desiderio di decorare queste bevande in superficie. Pare che la tecnica sia abbastanza semplice (molto esercizio ed una certa destrezza di polso), fermo restando il fatto che bisogna saper fare il caffè e schiumare il latte in modo adeguato. Il segreto sta  nel saper scuotere bene la lattiera con il latte appena montato, versare la schiuma a piccole dosi ed avere un’idea ben precisa di cosa si voglia rappresentare (un cuore, un fiore, un volto di animale). Decisivo in quest’arte è l’uso del pennino da ‘Latte Art’ (topping) e la conoscenza delle delicatissime tecniche di Etching, ovvero lo sfruttamento del contrasto tra il colore del latte e quello del caffè per ottenere un determinato effetto visuale.

Nei nostri bar queste tecniche sono ancora poco praticate e quando qualcuno ti sorprende il bar guadagna rapidamente consensi. E ‘il caso di Donato Pantone, titolare del Bar del Portone, che riesce con il latte a fare delle cose veramente graziose. Lui ha studiato e si è specializzato ai corsi di Chiara Bergonzi e Luigi Lupi, veri guru di quest’arte, e molto presto diventerà lui stesso un formatore. Di seguito alcune sue creazioni:

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Anche le Pizze cercano ‘Nuove Strade’

Porta Braschi

Concludiamo il nostro breve giro in città per pizzerie alla ricerca di nuove forme di pizza. In effetti la pizzeria Porta Braschi di Piazza Saffi, che è stata l’ultima da noi visitata alla fine del 2016, fa una pizza rotonda, come tutte le altre. E allora qual è la novità?

La novità non c’è! In realtà l’ho scelta perchè, essendo ben cotta con forno a legna e trovandola ben digeribile e sapientemente guarnita, credo che alla fine meriti la palma di una delle pizze più buone che si possano mangiare in città. La pizza porta il nome del locale: Porta Braschi!

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Civico 21

Al Civico 21, locale del centro cittadino, la pizza al piatto, oltre ad essere rotonda, qualche volta si presenta anche quadrata, ricordando vagamente quel particolare complemento d’arredo che si chiama ‘svuotatasche’.

Ma Si! quel comodo contenitore che raccoglie tutto quello che abbiamo nelle tasche quando entriamo in casa e appoggiamo gli oggetti un pò ovunque. In pratica, il cornicione è sempre lo stesso, come piace a Napoli un pò nero, ma invece di avere una forma circolare si presenta quadrato, con i lembi un pò tirati verso l’interno (non completamente sennò diventa un fagotto)

Al momento viene proposta con scamorza, zucca alla piastra, speck croccante e glassa di aceto balsamico.

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Il Peperoncino da Lele

Un altro esempio interessante di ricerca di nuove forme è quello che si chiama ‘Ciaffo’ proposto dalla pizzeria il Peperoncino di Lele sul Lungomare D. Alighieri.

Il Ciaffo, in dialetto marchigiano è qualcosa di inutile, senza valore (come il Cnel), che si trova in casa per esempio sui mobili (come le bomboniere della Comunione); insomma qualcosa priva di valore che spesso non ricordiamo neanche di avercela ancora. Comunque, il nome della pizza a forma di calzone o di panuozzo (ma non lo sono!) con le labbra siliconate accennanti ad un sorriso sensuale e promettenti ingredienti prelibati all’interno, non c’entra nulla con il significato del vero Ciaffo.

In conclusione, non è nè un calzone né una pizza farcita piegata in due. Può essere solo un Ciaffo.

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La Boldrini e la violenza verbale ed oscena

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Frasi oscene e violente rivolte alla Boldrini su Facebook

Son passati dieci anni da quando con Moreno Marcucci facevamo i primi incontri con i genitori sulle nuove tecnologie digitali che hanno generato quel ‘disorientamento’ genitoriale che tutti ben conosciamo.

Grazie ad un’iniziativa del Comune di Senigallia, in collaborazione con la Polizia Postale e l’Ordine degli Psicologi, centrata sul problema del Cyberbullismo, Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta esperto di dipendenze psico-patologiche (es. internet), ha focalizzato l’attenzione, in un recente incontro, sulle conseguenze derivanti da un’eccessiva esposizione ai media digitali.

Il ‘disorientamento genitoriale’ non è cambiato di una paglia! tutti preoccupati ed allarmati esattamente come dieci anni fa.

Se non esistono diete mediali efficaci per alleggerire la tensione genitoriale (o sono poco durature) bisognerà affrontare il problema veramente serio del trasformare quest’atteggiamento di estrema passività o di incontrollabile aggressività/oscenità in uno più attivo e costruttivo (internet delle cose).

La novità probabilmente la porterà un nuovo modo di fare scuola grazie alla tecnologia che detterà, sul fronte della presenza ‘educata e non volgare’ (flaming/sexting), nuovi codici comportamentali all’interno del mondo digitale.

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Il Digital Divide e la Metafora del Cappuccino

Caffè, Latte, Caffèlatte o Cappuccino? La domanda è doverosa per coloro (persone o attività) che vorrebbero essere visibili anche online (caffè-latte) magari un pò spumeggianti (cappuccino) oppure decidere di rimanerne fuori (caffè).

E’ l’ennesimo dilemma scatenato dal digital divide! Ieri vi erano quelli che non avevano il PC e quelli che l’avevano; poi ci sono stati quelli che usavano internet e quelli che sapevano utilizzare solo il programma di scrittura (Word); oggi ci sono quelli che sulla rete ci sanno fare (eccome!) e quelli che sono influenzati dalla moda di stare su FB ma non sanno come muoversi.

Ed è proprio la affermazione emblematica “E oggi cosa pubblico?”, segnale chiaro di ‘sofferenza comunicativa‘ della piccola Impresa, incapace di coniugare insieme la gestione del business e la propria visibilità sulla rete, che ha ispirato il seminario organizzato dalla Confesercenti di Pesaro.

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Chi si aspettava delle indicazioni  operative di come si potesse gestire una fan page, offrendo sconti e coupon, organizzando eventi o facendo campagne sponsorizzate a target geografici estesi, è rimasto perplesso quando, a monte, si è scontrato con una difficoltà che mai avrebbe ammesso di avere: saper comunicare on-line.

Infatti, la difficoltà nel pubblicare:

Contenuti divertenti/di valore per gli altri

Contenuti che fanno capire chi siamo, come siamo e che cosa ci piace

Contenuti che fanno crescere e stimolare le relazioni

Contenuti che ci realizzino come persone

Contenuti che fanno conoscere il nostro Brand o le Cause che ci interessano

sono la causa di precoci abbandoni e di crescente disaffezione verso il mondo online così complesso da capire.

A questo ci aggiungiamo le paure (T. Oppong):

di non avere talento

di aver esaurito le idee

di essere criticato

di avere idee scontate

che qualcuno l’abbia detto meglio di te

Ma allora, data la situazione quale potrebbe essere la via d’uscita? ossia: “Perchè non provo ad organizzarmi da solo, magari partendo dai fondamentali e tralasciando per il momento i SEO, i SEM,  gli algoritmi di Google e gli Insights di FaceBookAds?”

Ma quale ricetta? Tantissimo esercizio, che da una parte rafforzi la capacità di scrivere dei buoni testi (Titolo scritto maiuscolo, corpo diviso in paragrafi brevi, una foto/video che descrive la situazione, uno o più hastag) e, dall’altra, di scrivere frequentemente (annotare sempre le idee che man mano vengono in mente) e di dare spazio sempre alle emozioni (le foto e i video aiutano molto).

Vita reale e vita digitale (cappuccino) ormai camminano insieme e la pubblicità del futuro poggerà su questa integrazione. Essere bravi nel comunicare il proprio Brand in negozio, o al telefono va a braccetto con la capacità di coinvolgere (engagement) i propri clienti attraverso una semplice fanpage. Il resto verrà da sè. Si salirà naturalmente di visibilità e finalmente con dei veri ‘likes’, rilasciati non per compiacenza ma perchè ce lo siamo veramente meritati.

La strada da percorrere è lunga perchè la scarsità di mezzi economici a disposizione delle piccole attività non consente di affidare a terzi la gestione della propria visibilità online; quindi, c’è da sperare che con la buona volontà e tanta pazienza ci si rimbocchi le maniche e si scopra da soli, magari anche attraverso incontri di ‘accompagnamento’ come quello dell’altra sera, il senso della propria esistenza online.

 

 

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