La Foglia Resistente

Buongiorno gente, stamattina ho scritto una lettera dedicata a voi amici resilienti….

Le foglie ci insegnano a non rimanere attaccati fino allo stremo delle nostre forze a situazioni dolorose o, allo stesso modo, a quelle piacevoli. Da esse possiamo imparare a lasciarci andare cullati dal vento, dolcemente in caduta. [Michele Mezzanotte, alles ist Blatt, in Foglie]”

Caro/a Amico/a Mio/a,

nelle nostre frequenti e recenti conversazioni ci siamo soffermati sul fatto che gli individui dispongono di molte risorse interiori per poter ‘resistere’ ad eventi così drammatici, come può essere la perdita del lavoro, di un proprio caro, una separazione dalla famiglia, una malattia o un evento catastrofico come un terremoto, un’alluvione o un coronavirus.

Pietro Trabucchi, uno scrittore di cui ho recentemente letto un libro sulla resilienza, sostiene che sono quattro i fattori che indeboliscono le nostre risorse interiori fino ad annullarle: quello che condiziona continuamente la nostra volontà al fine di trasformarci in buoni consumatori; quello che propone un’immagine dell’uomo fragile ed incapace di affrontare le difficoltà al fine di favorire la ricerca di appoggi esterni (siamo pieni di farmaci, numeri verdi e sportelli di aiuto); la continua distrazione dalle cose reali ed autentiche da parte dei mezzi digitali (es smartphone); la svalutazione o la ‘disconferma’ costante dell’impegno personale nel raggiungimento dei suoi obiettivi.

Dunque, dicevo che a seguito di un evento profondamente nefasto per la nostra esistenza, se non possediamo quelle sufficienti risorse interiori, debilitate anche da quei fattori prima citati, dovremo allora capire come imparare l’arte di risalire sulla barca rovesciata senza perdere mai la speranza di continuare a lottare contro le avversità.

Come fare! come la foglia che cerca di resistere strenuamente sul ramo, giocando al “dottore voglio tornare come prima, non voglio cedere, non posso morire”? oppure essere disposti a lasciar andare la vita che abbiamo pianificato, in modo da vivere la vita che ci sta aspettando in modo diverso?

La catastrofe del Coronavirus è stata vista fin dall’inizio come una grande emergenza che prima poi finirà, così da poter tornare ad abbracciarci per le strade e nelle piazze, nei negozi e nei centri commerciali tornando a fare le stesse cose che facevamo prima. Lo stress da quarantena vissuto per diverse settimane, ciascuno nelle proprie case, si dissolverà e tutto ricomincerà come prima anche se inizialmente dovremo aggiungervi nuove mille difficoltà per riprendere quello che abbiamo perso in termini di benessere e di comodità.

No, caro/a Amico/a, questo non è accettabile! Altro che resilienza, questo è uno ‘stare’ un ‘resistere’, come la foglia resiste sul ramo, che non ci darebbe la possibilità di riprenderci quella nuova energia interiore necessaria a far ripartire la nuova macchina dal motore ‘pulito’ e vivere la nuova vita che ci sta aspettando.

Amico/a mio/a, sono preoccupato, perché non vedo segnali di consapevolezza di come dovremo cambiare, nonostante tutti abbiamo capito che siamo saliti tutti sulla stessa barca ed insieme dobbiamo remare, ma intimamente ci diciamo che presto tutta questa fatica finirà.

Spero di vederti presto, ho bisogno di sentire il tuo consiglio.

Informazioni su ALBERTO DI CAPUA

Formatore, Progettista e Facilitatore per lo Sviluppo Locale. Chi è il Facilitatore? E' quella figura professionale che cerca di favorire il raggiungimento di un accordo fra attori pubblici e privati su un determinato progetto. Per svolgere il suo compito, il professionista utilizza una “cassetta degli attrezzi” specifica per questa attività: "il metodo partecipativo". Attualmente sono Facilitatore incaricato da due reti di Comuni, che si affacciano sui fiumi Cesano e Metauro, per lo Sviluppo di un progetto in ambito rurale (cd Progetto Integrato Locale).
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