Il “Bello” non è il “Buono. Vendere e promuovere in Farmacia

farmacista di successo

Non è difficile, ancor oggi, incontrare in farmacia coloro che considerano la vendita come un tabù, o, più semplicemente, una nota stonata o una forzatura. Ma una forzatura nei confronti di chi? È ovvio, nei confronti dei pazienti! Ma chi sono oggi i “nuovi pazienti” di una farmacia?

Ormai da tempo, tutte le volte che iniziamo un percorso formativo sulle vendite con i farmacisti, apriamo la giornata con un’affermazione: “Chi è il tuo concorrente?” “La parafarmacia, l’ipermercato, il collega che sta sulla stessa strada?”. Poi, all’improvviso, esclamiamo: “Ma è il ristorante di fronte!”….“Oggi è il compleanno di mia moglie!…e sto pensando di farle un regalo”.

 

Quante probabilità ci saranno che il sottoscritto, con l’idea del regalo nella testa, possa pensare di venire nella tua farmacia? Purtroppo, se non hai mai fatto nulla per migliorare l’esperienza che le persone entranti fanno nel tuo ambiente di lavoro, io non avrò che scarse possibilità di immaginare che un “buon” ( o “bel”) cosmetico possa essere la soluzione giusta alle mie necessità.

È comprensibile che il professionista possa spazientirsi, perché è una vita che fa delle buone maniere nel relazionarsi al pubblico, dei corretti consigli sull’utilizzo dei prodotti e sui più idonei comportamenti salutistici, del suo aggiornamento professionale, della rapidità al banco, la sua più profonda essenza dell’essere un buon farmacista. Ha studiato molecole e principi attivi, ma ai tempi dell’università non conosceva molto di più e questo lo ha reso un ottimo tecnico, senza immaginarsi che un giorno si sarebbe occupato dei rapporti commerciali per la maggior parte del suo tempo lavorativo. Solo che, mentre ha apprezzato sulla sua pelle lo sforzo e il tempo necessariamente investiti per diventare un ottimo tecnico della materia, può non immaginare che occorre impegno per diventare quello che oggi il mercato gli chiede di essere: un risolutore di problemi che riesce a far fare una bella esperienza alle persone che entrano in contatto con lui!

Oggi, il farmacista si trova sicuramente a suo agio nel proporre qualcosa di “buono” (salutistico, ricco di principi attivi, prodotti nuovi ed originali) ma dovrà ammettere che non riuscirà con altrettanta spontaneità a suggerire qualcosa che sia semplicemente “bello” (la pubblicità, l’esposizione commerciale, la confezione, il colore sono fattori che valorizzano il “bello”). Le persone sono spesso più spinti all’acquisto d’impulso verso le cose che considerano “belle” piuttosto che verso le cose che sanno di essere “buone”. Il buono ha a che fare con la ragione, il bello invece con le emozioni, l’irrazionalità, la creatività, la spontaneità.

Per di più, se oggi entro in farmacia, probabilmente troverò la gran parte degli spazi occupati da prodotti dove la componente d’impulso irrazionale all’acquisto è notevole. Cosmetica, prodotti stagionali e naturali, gli integratori, gli alimenti speciali, i prodotti per l’infanzia, l’omeopatia la fitoterapia, ciascuno risponde ad un pubblico con esigenze diverse e che va approcciato in modo talvolta del tutto differente. Insomma, proprio perché le esigenze non sono legate solo alla funzione d’uso dei prodotti, un cosmetico può essere allo stesso tempo una crema di bellezza, un ricoprente un inestetismo, un regalo senza pretese o un regalo con molte pretese…..

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Farmacisti di Successo

farmacista di successo

Nel corso del nostro viaggio nell’ambito del Retail ci siamo imbattuti in una tipologia di negozio in particolare ebollizione a causa delle forti trasformazioni che sta vivendo il settore: La Farmacia.

Abbiamo cercato di capire allora quali fossero questi cambiamenti intervistando un nostro amico e collega Giuseppe Salvato che di recente ha scritto un libro sull’argomento: “Farmacisti di successo”

Qual è la nuova identità della Farmacia?

La profonda trasformazione della farmacia, da istituzione sul territorio ad organizzazione gestita secondo logiche d’impresa, non deve stupire e, di sicuro, non coglie impreparati i più attenti: ciò che si osserva oggi è solo la conseguenza di scelte e comportamenti che hanno origine nel passato e passi indietro sono inimmaginabili e improponibili. Pertanto, la farmacia deve attualmente lavorare per affermare un proprio brand attraverso specializzazioni tematiche, comunicazione sociale, ambienti orientati non solo alla cura, ma anche al benessere della persona. Le vetrine anonime sono uno spreco inaccettabile; meglio concederle in uso alla comunità locale!

Come il personale della Farmacia è cambiato?

Spesso si confonde la serietà professionale con la seriosità nell’approccio; ma il cliente desidera esattamente il contrario e sarà lui stesso che chiederà al farmacista di fare il… “farmacista” quando necessario, altrimenti vorrà solo fare una bella esperienza entrando in contatto, in un ambiente confortevole, con persone che lo comprendono sul piano umano e dei bisogni, anche quando si tratta di piccoli desideri reconditi. Per ottenere ciò ci vuole empatia, non una laurea!

L’approccio consulenziale è quindi particolarmente gradito?

Fare consulenza in farmacia è prassi consolidata ma, come al solito, sono le modalità che ne decretano il successo e l’efficacia. Troppe volte sento dire che la consulenza non si traduce in valore per la farmacia: in realtà essa viene oramai data per scontata dal cliente e, per tale motivo, assunta a normale routine, senza grandi apprezzamenti. Ecco che il fattore umano e relazionale rivestono un ruolo cruciale, perché è molto più facile che il cliente faccia sua un’idea non perché proviene da una fonte autorevole, ma perché la fonte è “simpatica”. La competenza è un valore di base, mentre la capacità relazionale oggi vale oro.

Come è cambiata la Vendita al banco?

Forse la bustina con la croce non basta più… Va benissimo per i farmaci, ma non per i cosmetici, ad esempio! Per quanto attiene alle forme di pagamento, dò per scontato che in farmacia si possa pagare in qualsiasi modo: è comodo e sicuro sia per il cliente che per la farmacia stessa. Una parola a parte merita la sempre più diffusa fidelity card: chiarisco che non si tratta di uno strumento di fidelizzazione (come il termine lascerebbe intendere) ma di un mezzo piuttosto sofisticato di profilazione della clientela e, quindi, presuppone nell’adozione il giusto tempo di analisi dei dati che scaturiscono dal suo utilizzo quotidiano; altrimenti si vanifica tutto, magari assistendo impotenti allo “spettacolo” del trasferimento di fette di fatturato dalla vendita senza fidelity alla vendita con fidelity. Ma nulla di più!

Come è cambiata la Comunicazione esterna?

La comunicazione col cliente non può terminare alla cassa, con la consegna dello scontrino. Un magazine o una più semplice lettera informativa incentrata sui malanni di stagione, sulle novità scientifiche, sui consigli del nutrizionista, dello specialista dello sport o dello psicologo, per citare alcuni esempi, devono sempre sostenere la relazione con il cliente anche dopo che è andato via. Magari invita i tuoi clienti al prossimo evento in farmacia o alla prossima iniziativa: dimostrazioni e prove sono sempre fonte di forte curiosità…

Anche in Farmacia è prevedibile il post-vendita?

Come avviene in tanti esercizi commerciali, il cliente dovrebbe essere sempre invitato a ritornare in farmacia: per raccontarci come è andata, per condividere l’esperienza post-terapia, o anche solo per un saluto. È tramontata per sempre l’idea che bisogna servire in fretta il cliente, perché è questo che egli desidera maggiormente. Se manca la relazione, di sicuro costui non vedrà l’ora di uscire dalla farmacia magari per andare… in profumeria, per acquistare il regalo di compleanno della moglie!

In definitiva, il livello di competenza e di professionalità è cresciuto?

Se l’immagine istituzionale della farmacia è sempre stata elevatissima nel cuore della gente, ciò è dovuto all’elevato grado di preparazione e accuratezza del servizio che una tale e capillare struttura sanitaria ha saputo garantire nei decenni sul territorio. È proprio per questo motivo che, in un periodo economico caratterizzato da ristrettezze e risparmi nella spesa sanitaria, la farmacia italiana non può permettersi il lusso di essere oltremodo distratta rispetto a quei settori merceologici non identificabili con il farmaco in senso stretto. La sua organizzazione, la sua logistica, la suddivisione degli spazi di vendita e, soprattutto, il suo personale devono senza indugio volgere a un approccio radicalmente diverso, con nuove idee e maggiore creatività commerciale. Della farmacia ci si fida!

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Cerchiamo Agenti per l’avvio alla professione

venditori

Al fine di offrire un servizio alle imprese che cercano Agenti qualificati, nonchè agli Agenti stessi che possono trovare giovamento da un training intensivo, abbiamo organizzato alcuni Laboratori interattivi, in parte finanziati da alcune imprese che hanno chiesto di ridurre al minimo i tempi di differimento tra domanda ed offerta di prestazioni qualificate.

Finalità dei Laboratori

L’obiettivo del laboratorio è quello di formare e/o consolidare la professionalità necessaria ad aumentare il grado di soddisfazione dei propri clienti. Passare da uno stile predominante di una relazione “IO VINCO – TU PERDI” con il cliente, ad un altro del tipo “IO VINCO- TU VINCI” significa spostare la vendita da una serie di “tecniche” e di frasi fatte, ad una vera capacità di ascolto e di sintonia con il cliente, nell’ottica di costruire un rapporto duraturo e proficuo nel tempo.

Destinatari e requisiti
I Laboratori si rivolgono a persone che già svolgono attività di vendita ma non ancora hanno espresso al massimo le loro potenzialità, a chi è orientato ad intraprendere per la prima volta il lavoro nella vendita e a chi ha intenzione di lasciare quest’attività ma vorrebbe ripensarci. Per partecipare bisogna essere maggiorenni.

Durata, modalità di svolgimento e costo.
I laboratori sono aperti ad un massimo di 5 partecipanti, hanno una durata di 20 ore e si svolgono nell’arco di due settimane consecutive e precisamente il lunedi e il martedi, dalle 8,30 alla 13,30. I giorni e l’orario possono variare previo accordo con i partecipanti. Sono previste più edizioni onde consentire una più ampia partecipazione. Il costo dei Laboratori è di 200 euro.

Sintesi del programma dei laboratori
Il programma ruota su due argomenti fondamentali:
“la soddisfazione della clientela”e la “vendita consulenziale”
1) Orientamento. La gestione per obiettivi e risultati.
2) La comunicazione nella vendita secondo la PNL
3) Le fasi del processo di vendita. L’Accoglienza, l’esplorazione e la definizione dei bisogni, la formulazione della proposta, la gestione delle obiezioni, la chiusura del rapporto di vendita.
4) La Fidelizzazione del cliente. La rilevazione della soddisfazione e i processi di miglioramento secondo il modello del Total Quality Management.

Il percorso prevede alcune ore di aggiornamento, di verifica e di consulenza individuale relativamente ad esigenze, difficoltà o dubbi riscontrati nel periodo successivamente al Laboratorio.

Presentazione delle domande – Entro il 28 febbraio 2013
Le iscrizioni ai Laboratori si effettuano semplicemente inviando il proprio curriculum al seguente indirizzo: clessidraformazione@gmail.com.

La sede di svolgimento verrà comunicata all’atto dell’iscrizione.

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Come nasce Qualitymob Senigallia-Jesi

“Si definisce movimento qualunque formazione collettiva relativamente strutturata che appare identificabile per il fine dei suoi partecipanti e membri di difendere o promuovere degli “oggetti” o delle situazioni che hanno una connotazione sociale, e quindi delle implicazioni di fatto o di valore per un gruppo più o meno circoscritto di soggetti.
Inserito nel contesto dei comportamenti collettivi, il movimento è rappresentato da un gruppo dove i ruoli non sono ancora definiti e nel quale le relazioni sociali sono per lo più a carattere cooperativo e dotate di forte carica emotiva. Solitamente il movimento focalizza l’attenzione su un determinato obiettivo e si mobilita per conseguirlo.”
Ma come nasce un movimento? Con l’aiuto di un filmato, Derek Sivers spiega come iniziano i movimenti …

Non ci sono tante regole, bastano pochi passi …

  1. Ci vuole un leader che abbia il coraggio di osare qualcosa di nuovo a costo di rendersi ridicolo
  2. Il primo “folower” (seguace) è ciò che rende un pazzo solitario un leader
  3. Il leader tratta da pari i seguaci, non si tratta di “lui” ma di qualcosa che deve coinvolgere
  4. Spesso il ruolo dei leader è sopravalutato, infatti è il primo seguace quello veramente importante, sarà lui ad insegnare agli altri a “seguire”…
  5. Con il passaggio 3 / 4 / 5 seguaci, possiamo già parlare di una piccola folla, un capitale relazionale che comincia ad essere importante.
  6. poi arrivano i modaioli, quelli che appena vedono qualcosa di “innovativo” saltano sul carro.
  7. infine arrivano i ritardatari, quelli che fino ad allora ne erano rimasti fuori per non sembrare ridicoli, ora si affretteranno a mettersi al passo, poiché all’improvviso sono loro quelli strani.
Ovviamente questi passi sono una semplificazione di un processo complesso, pieno di variabili, ma spiegano bene le dinamiche sociali che stanno dietro alla diffusione di un idea. Non si tratta solo di creare movimenti, ma di vendere prodotti, diffondere un modo di pensare, un abitudine alimentare, ecc…
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PERCHE’ TANTA RESISTENZA DA PARTE DEI GIOVANI AD INIZIARE UN LAVORO COME VENDITORI?

Nel link che vi riportiamo c’è un lungo (167 commenti) ma interessante scambio tra Agenti di commercio sul tema della resistenza dei giovani a vivere l’esperienza del Venditore.

Il progetto Clepsydra prova a rimuovere taluni ostacoli con i seminari “Oltre la Vendita” di prossimo avvio a Senigallia.  

http://lnkd.in/pkhKvr

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