Anche le Pizze cercano ‘Nuove Strade’

Porta Braschi

Concludiamo il nostro breve giro in città per pizzerie alla ricerca di nuove forme di pizza. In effetti la pizzeria Porta Braschi di Piazza Saffi, che è stata l’ultima da noi visitata alla fine del 2016, fa una pizza rotonda, come tutte le altre. E allora qual è la novità?

La novità non c’è! In realtà l’ho scelta perchè, essendo ben cotta con forno a legna e trovandola ben digeribile e sapientemente guarnita, credo che alla fine meriti la palma di una delle pizze più buone che si possano mangiare in città. La pizza porta il nome del locale: Porta Braschi!

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Civico 21

Al Civico 21, locale del centro cittadino, la pizza al piatto, oltre ad essere rotonda, qualche volta si presenta anche quadrata, ricordando vagamente quel particolare complemento d’arredo che si chiama ‘svuotatasche’.

Ma Si! quel comodo contenitore che raccoglie tutto quello che abbiamo nelle tasche quando entriamo in casa e appoggiamo gli oggetti un pò ovunque. In pratica, il cornicione è sempre lo stesso, come piace a Napoli un pò nero, ma invece di avere una forma circolare si presenta quadrato, con i lembi un pò tirati verso l’interno (non completamente sennò diventa un fagotto)

Al momento viene proposta con scamorza, zucca alla piastra, speck croccante e glassa di aceto balsamico.

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Il Peperoncino da Lele

Un altro esempio interessante di ricerca di nuove forme è quello che si chiama ‘Ciaffo’ proposto dalla pizzeria il Peperoncino di Lele sul Lungomare D. Alighieri.

Il Ciaffo, in dialetto marchigiano è qualcosa di inutile, senza valore (come il Cnel), che si trova in casa per esempio sui mobili (come le bomboniere della Comunione); insomma qualcosa priva di valore che spesso non ricordiamo neanche di avercela ancora. Comunque, il nome della pizza a forma di calzone o di panuozzo (ma non lo sono!) con le labbra siliconate accennanti ad un sorriso sensuale e promettenti ingredienti prelibati all’interno, non c’entra nulla con il significato del vero Ciaffo.

In conclusione, non è nè un calzone né una pizza farcita piegata in due. Può essere solo un Ciaffo.

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La Boldrini e la violenza verbale ed oscena

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Frasi oscene e violente rivolte alla Boldrini su Facebook

Son passati dieci anni da quando con Moreno Marcucci facevamo i primi incontri con i genitori sulle nuove tecnologie digitali che hanno generato quel ‘disorientamento’ genitoriale che tutti ben conosciamo.

Grazie ad un’iniziativa del Comune di Senigallia, in collaborazione con la Polizia Postale e l’Ordine degli Psicologi, centrata sul problema del Cyberbullismo, Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta esperto di dipendenze psico-patologiche (es. internet), ha focalizzato l’attenzione, in un recente incontro, sulle conseguenze derivanti da un’eccessiva esposizione ai media digitali.

Il ‘disorientamento genitoriale’ non è cambiato di una paglia! tutti preoccupati ed allarmati esattamente come dieci anni fa.

Se non esistono diete mediali efficaci per alleggerire la tensione genitoriale (o sono poco durature) bisognerà affrontare il problema veramente serio del trasformare quest’atteggiamento di estrema passività o di incontrollabile aggressività/oscenità in uno più attivo e costruttivo (internet delle cose).

La novità probabilmente la porterà un nuovo modo di fare scuola grazie alla tecnologia che detterà, sul fronte della presenza ‘educata e non volgare’ (flaming/sexting), nuovi codici comportamentali all’interno del mondo digitale.

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Il Digital Divide e la Metafora del Cappuccino

Caffè, Latte, Caffèlatte o Cappuccino? La domanda è doverosa per coloro (persone o attività) che vorrebbero essere visibili anche online (caffè-latte) magari un pò spumeggianti (cappuccino) oppure decidere di rimanerne fuori (caffè).

E’ l’ennesimo dilemma scatenato dal digital divide! Ieri vi erano quelli che non avevano il PC e quelli che l’avevano; poi ci sono stati quelli che usavano internet e quelli che sapevano utilizzare solo il programma di scrittura (Word); oggi ci sono quelli che sulla rete ci sanno fare (eccome!) e quelli che sono influenzati dalla moda di stare su FB ma non sanno come muoversi.

Ed è proprio la affermazione emblematica “E oggi cosa pubblico?”, segnale chiaro di ‘sofferenza comunicativa‘ della piccola Impresa, incapace di coniugare insieme la gestione del business e la propria visibilità sulla rete, che ha ispirato il seminario organizzato dalla Confesercenti di Pesaro.

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Chi si aspettava delle indicazioni  operative di come si potesse gestire una fan page, offrendo sconti e coupon, organizzando eventi o facendo campagne sponsorizzate a target geografici estesi, è rimasto perplesso quando, a monte, si è scontrato con una difficoltà che mai avrebbe ammesso di avere: saper comunicare on-line.

Infatti, la difficoltà nel pubblicare:

Contenuti divertenti/di valore per gli altri

Contenuti che fanno capire chi siamo, come siamo e che cosa ci piace

Contenuti che fanno crescere e stimolare le relazioni

Contenuti che ci realizzino come persone

Contenuti che fanno conoscere il nostro Brand o le Cause che ci interessano

sono la causa di precoci abbandoni e di crescente disaffezione verso il mondo online così complesso da capire.

A questo ci aggiungiamo le paure (T. Oppong):

di non avere talento

di aver esaurito le idee

di essere criticato

di avere idee scontate

che qualcuno l’abbia detto meglio di te

Ma allora, data la situazione quale potrebbe essere la via d’uscita? ossia: “Perchè non provo ad organizzarmi da solo, magari partendo dai fondamentali e tralasciando per il momento i SEO, i SEM,  gli algoritmi di Google e gli Insights di FaceBookAds?”

Ma quale ricetta? Tantissimo esercizio, che da una parte rafforzi la capacità di scrivere dei buoni testi (Titolo scritto maiuscolo, corpo diviso in paragrafi brevi, una foto/video che descrive la situazione, uno o più hastag) e, dall’altra, di scrivere frequentemente (annotare sempre le idee che man mano vengono in mente) e di dare spazio sempre alle emozioni (le foto e i video aiutano molto).

Vita reale e vita digitale (cappuccino) ormai camminano insieme e la pubblicità del futuro poggerà su questa integrazione. Essere bravi nel comunicare il proprio Brand in negozio, o al telefono va a braccetto con la capacità di coinvolgere (engagement) i propri clienti attraverso una semplice fanpage. Il resto verrà da sè. Si salirà naturalmente di visibilità e finalmente con dei veri ‘likes’, rilasciati non per compiacenza ma perchè ce lo siamo veramente meritati.

La strada da percorrere è lunga perchè la scarsità di mezzi economici a disposizione delle piccole attività non consente di affidare a terzi la gestione della propria visibilità online; quindi, c’è da sperare che con la buona volontà e tanta pazienza ci si rimbocchi le maniche e si scopra da soli, magari anche attraverso incontri di ‘accompagnamento’ come quello dell’altra sera, il senso della propria esistenza online.

 

 

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Il Cappotto di Bruner

1918375_10208034513693145_7113760092995411530_nLe recenti esperienze, come docente esterno di Web Marketing negli Istituti Superiori, mi hanno fatto riflettere molto su come va oggi la scuola.

Da genitore, devo dire onestamente che ho sempre avuto un atteggiamento un pò giudicante dell’operato dei docenti, in relazione soprattutto ai risultati che i miei figli portavano a casa. Se tutto filava liscio era merito dei ragazzi, e se invece, andavano male allora la colpa era del docente che non aveva saputo insegnare.

In effetti, le cose non stanno proprio così!

Quando sono rientrato in una classe delle superiori dopo quarant’anni, in veste di docente, ho istintivamente adottato il classico stile ‘frontale’ con l’ottica che dovevo trasmettere conoscenza e non preoccuparmi se effettivamente i ragazzi stessero apprendendo. Trattandosi di una disciplina a loro conosciuta (Marketing), credevo che avrei ottenuto una discreta attenzione, raggiungendo facilmente così i miei obiettivi formativi.

E invece, no! Erano distratti, rumorosi, turbolenti, annoiati, nonostante li richiamassi all’ordine continuamente (in questi momenti ho capito perchè molto spesso i docenti dei miei figli, stanchi e frustrati, mi scaricavano spesso addosso, come genitore, la responsabilità di non avergli insegnato la disciplina).

Allora, come un lampo, mi è venuta in mente la metafora di Jerome Bruner. Lo psicologo americano dice che insegnare qualcosa agli studenti senza verificare le conoscenze precedenti è come appendere un cappotto senza prima vedere se ci sono dei ganci liberi. Se non ci sono o se ci sono troppi cappotti sullo stesso gancio, l’indumento che cerchiamo di appendere cadrà a terra.

Questa metafora mi ha aiutato a capire il motivo di questa costante disattenzione ma l’ho riformulata in maniera più ‘estensiva‘. Ossia, mi sono chiesto, quante informazioni al giorno d’oggi i nostri docenti (9 o 10) cercano di trasmettere ai loro studenti, nell’incubo costante di dover completare a tutti i costi il programma scolastico e verificare le loro prestazioni (scrutini, prove invalsi, esami di maturità, ecc)? La loro inevitabile burocratizzazione ha generato una completa disattenzione verso l’apprendimento reale degli studenti?

E allora quale attenzione potevo pretendere da questi ragazzi già alle prese con l’accumulazione/assimilazione senza limiti dei contenuti di tutte le altre materie curriculari?

Ho cambiato quindi strategia, mettendomi nell’ottica di voler lasciare a questi ragazzi veramente qualcosa di utile e necessario per il loro futuro lavorativo….

Alcuni approfondimenti estivi sulla Flipped Teaching (‘insegnamento capovolto’) mi hanno spinto, con qualche consapevole rischio, a sperimentarla all’interno di queste classi.

Si tratta in breve di “...rovesciare completamente la struttura dell’ora di lezione, eliminando la comunicazione frontale al gruppo e partendo da quello che gli alunni sanno su un determinato argomento. La cattedra, come luogo da cui partono le informazioni, diventa inutile e la classe deve funzionare come una comunità di discussione e di confronto. Il docente assume il ruolo di propositore di problemi, non di oracolo che fornisce le risposte. Le risposte vanno cercate dagli studenti. Insegnare diventa così un processo in cui il docente indirizza la ricerca delle soluzioni, favorisce la discussione, promuove la collaborazione e il confronto fra le diverse idee…. (G. Stella, Tutta un’altra scuola).

La sperimentazione mi pare che abbia dato l’esito sperato! Ho cessato subito di trasmettere montagne di informazioni, come stavo facendo, ed ho dato solo alcuni input che consentisse loro di organizzarsi, grazie anche all’utilizzo di alcune determinanti risorse digitali, e realizzare dei progetti di web marketing alla loro portata.

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Nuovi modi di fare Media Education

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Se i nuovi media sono delle opportunità  e non minacce, è necessario che lo comprendiamo innanzitutto noi adulti. Dopo di che armiamoci di santa pazienza e facciamo capire ai nostri studenti che tipo di attività costruttive possiamo fare con le risorse digitali.

Due esempi. Ci troviamo in una quarta turistica del Liceo Raffaello di Urbino.

1. RIPRENDIAMO LE LEZIONI RICORDANDO TIZIANA CANTONE.

Dovevamo parlare di web marketing, quella mattina,  ma l’abbiamo fatto solo dopo aver parlato della tragica storia di Tiziana, accompagnata da quella altrettanto raccapricciante della minorenne di Rimini.

Lo abbiamo fatto con una modalità ‘Flipped’ (capovolto), tirando giù dalla rete tutto quello che fosse stato scritto e commentato negli ultimi giorni per avere una visione chiara ed approfondita di ciò che potesse essere accaduto.

Subito dopo, tutte le diverse emozioni scatenate sono state liberate e trasformate in altrettanti post, corredati da immagini particolarmente significative, e pubblicati poi all’interno del gruppo ‘segreto‘ di Facebook per la condivisione.

Alla fine non c’erano conclusioni nè ricette, bensì solo nuove consapevolezze e stimoli ad approfondire meglio queste dinamiche di cui sempre più frequentemente si diventa vittime.

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2. METTIAMO IN SOFFITTA I CV FORMATO EUROPASS

E che ci vuole? Avranno pensato i ‘nativi digitali’  che in sole quattro ore si sono fatti un sito web dove hanno trasferito le informazioni, che di solito troviamo sui CV Europass, in una forma creativa, funzionale, dinamica, graficamente accattivante e non superficiale.

Insomma, sono venuti fuori 21 siti realizzati in WIX che è una piattaforma di sviluppo web su base ‘cloud’ che permette agli utenti di creare siti HTML5, attraverso l’uso di strumenti online ‘drag and drop’.

Sono finiti i tempi in cui ti affidavi a coetanei ‘smanettoni‘ che per dieci euro ti facevano il sitarello musicale. Invece, Giosuè, rapper, se lo è fatto comodamente da solo.

Insomma, il primo passo è fatto! Dopo, il sito va solo aggiornato ed il link inviato alla bisogna a chi ti sta cercando per un lavoro 🙂

A mò di esempio adesso guardiamoci un paio di siti appena appena realizzati….

http://beacardi99.wixsite.com/cardinalibeatrice

http://magicko06.wixsite.com/gretaaamagi

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