L’Accoglienza è……..Domenico Consoli

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo post sull’Accoglienza (dal Piccolo Concorso sull’Accoglienza) a cura del Prof Domenico Consoli, docente presso il Cesare Battisti di Fano, a cui va il mio ringraziamento.

 

consoli

Io, nel passato, durante gli studi, liceali prima e universitari dopo, facevo il cameriere presso strutture alberghiere situate in zone turistiche. Amavo quel lavoro. Non mi pesava affatto e lo vedevo come un divertimento. Mi piaceva il contatto con i clienti e soprattutto con gli stranieri. Forse ci sapevo anche fare perché riuscivo a fine giornata a ricevere un bel “gruzzoletto” come mancia.

Dopo che mi sono laureato ed ho iniziato a lavorare, come dipendente pubblico, ho abbandonato il settore ristorativo-alberghiero. Successivamente ho fatto studi di Marketing e quando si parlava di imprese che dovevano curare il rapporto con la clientela, oppure, quando nei libri o trattati scientifici si parlava di customer satisfaction, mi ritornavano in mente sempre quei bei momenti trascorsi come cameriere e dicevo che questo lavoro, come quello da barista o da portiere, erano quelli, per eccellenza, in cui si aveva veramente cura del cliente.

Il cliente lo si accoglieva e lo si faceva sentire a suo agio cercando di soddisfarlo in tutti i modi. Sono sempre rimasto di quell’idea fino a quando 5-6 anni fa mi sono meravigliato di fronte ad un cambiamento. Sono andato in una banca, che non era la mia, per fare una richiesta e mi ha colpito il fatto che avevano sostituito il  “bancone”, dove i clienti si appoggiavano dopo aver fatto la fila, con delle sedie. Avevano messo altre sedie all’ingresso e un distributore di biglietti per eliminare le “code”. Quel cambiamento mi è rimasto impresso e mi ha fatto capire che anche le banche stavano facendo un “bel salto” cercando di avere cura accogliendo, nel modo migliore, il cliente. Prima i clienti, nelle ore di punta, dopo aver fatto la fila in piedi, per mezz’ora o ore intere, dovevano continuare a stare in piedi mentre colloquiavano con il cassiere.

Quell’evento mi ha fatto riflettere e mi ha fatto capire come le imprese, gli enti e la pubblica amministrazione stavano iniziando ad innovarsi cercando di trasferire la professionalità dell’accoglienza del settore turistico-alberghiero nei loro ambienti. Ho capito che anche oggi, nell’era digitale, per raggiungere gli obiettivi di business e per essere competitivi occorre che le imprese si prendano cura e “coccolino” i clienti, per acquisirne di nuovi o fidelizzare i “vecchi”.

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L’Accoglienza è……..Mauro Mercatali

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo post sull’Accoglienza (dal Piccolo Concorso sull’Accoglienza) a cura di Mauro Mercatali, formatore, di Ancona, a cui va il mio ringraziamento.

Nel frattempo, votiamo il/i post che più ci hanno coinvolti e piaciuti, evidenziando che si può ancora inviare il proprio contributo , partecipando così a questa interessante kermesse.

 (tutti i post li trovi a:  https://albertodicapua.com/category/laccoglienza/

mauroAccoglienza è alzare il sipario e andare in scena.

Essere o non essere….essere noi stessi o far finta di essere, essere quello che agli altri piace, quello che vorremmo essere, indossare una maschera forse o imitare modelli che pensiamo possano funzionare, vendere l’immagine di sè rubando qua e la tra gli stereotipi o essere originali e farsi notare in qualche modo.

Nascosti dietro alla barba, indossando un vestito o fregiandosi di un altisonante titolo, anche il signor- dottore- professore- avvocato- presidente inconsciamente prende le distanze e come tutti mostra i suoi accessori di scena per apparire migliore e urlare al mondo: Io esisto! E’ il nostro segreto richiamo d’amore fatto di colori vistosi, gesti studiati, riti, manie e piccole eccezioni alla regola per avere l’attenzione degli altri nella speranza di essere apprezzati, amati ed essere intimamente riconosciuti.

Qualcuno ha detto che siamo tutti cartoni animati di Dio; siamo buffi, goffi, un po’arroganti e presuntuosi, a volte ci difendiamo ma facciamo tenerezza se presi in privato ad uno ad uno.

Qualcuno ha detto che tutti noi recitiamo, tranne forse qualche attore molto bravo, e allora accogliere significa forse ascoltare quell’urlo disperato con affetto, ironia e con pazienza accettare il gioco, senza dimenticare, al di la del ruolo, che per essere vero c’è un solo modo: non fingere di essere un altro.

Essere se stessi, esserlo davvero, cercando di percepire l’altro sotto i costumi di scena; ascoltare la battuta prima di rispondere e provare a sentirla ogni volta come vera, lasciandosi sorprendere anche se il copione può sembrare lo stesso e quella commedia ci sembra di averla già recitata; accogliere significa ricevere l’altro, sentire quello che veramente ci vuole dire e accorgersi che spesso la richiesta è sospesa tra una parola e un gesto involontario. Siamo tutti un pò guitti e un pò teatranti ma quando ci accorgiamo di essere semplici, diretti e veri fino in fondo, allora scopriamo nello sguardo di chi ci osserva la sorpresa e il sorriso di chi non si aspettava altro.

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L’Accoglienza è……….Edvige Forino

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo post sull’Accoglienza (dal Piccolo Concorso sull’Accoglienza) a cura di Edvige Forino, Insegnante, di Castellammare, a cui va il mio ringraziamento.

edvigeQuando sento questa parola, purtroppo, per deformazione professionale mi viene in mente una serie di attività ‘protocollari’ che noi docenti siamo  sollecitati ad attuare nei primi 15 giorni dell’anno scolastico, in particolare nelle prime classi. Come se fosse un obbligo e non una naturale propensione del ‘padrone di casa’; come se  rispondesse a precisa programmazione  in termini di orario, progressione dell’attività, steps  educativo-formativi.

Per anni è stato bello pensare invece a questo termine come a  una disposizione spontanea, come alla  sincera manifestazione di una  apertura disponibile verso l’altro: ad esempio, verso il nuovo studente che arriva un pò spaesato nella scuola superiore, a cui  va offerta una particolare attenzione senza per questo  prevenire troppo le  sue personali esplorazioni in questo nuovo mondo.

La parola accogliere  mi fa pensare proprio ad un abbraccio aperto, un abbraccio senza stretta finale, per consentire all’accolto di potersi adattare meglio in questo ambito che gli si apre davanti: nell’accoglienza è insita l’offerta, ma anche la discrezione; il calore, ma  anche il rispetto.

Gli antichi, al cui mondo mitico guardo spesso  trasognata, avevano il culto dell’ospite: egli veniva accolto, messo a suo agio, sfamato…e poi si attendeva che a sua volta restituisse l’attenzione ricevuta aprendo il suo cuore, magari condividendo il peso del suo destino, raccontando le esperienze che lo avevano segnato, esprimendo quei sentimenti che non aveva avuto il coraggio di confessare forse nemmeno a se stesso.

I suoi ospiti, ascoltandolo, avrebbero sperimentato quelle esperienze che mai avrebbero immaginato di vivere, arricchendosene; avrebbero placato la sua  anima travolta dagli eventi  con la rassicurante quiete della loro tranquilla condizione.

Nell’accoglienza vedo questa reciprocità.

A volte è bastato un bicchiere di vino e una chitarra per sciogliere il freddo del cuore, per non sentirmi più lontana o straniera, ma accolta in seno a una piccola comunità. Allora anch’io ho preso la chitarra e ho provato a cantare la mia parte…

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L’Accoglienza è……….Bruno Cardilli

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo post sull’Accoglienza (dal Piccolo Concorso sull’Accoglienza) a cura di Bruno Cardilli, formatore in Laughter Yoga e grande amico mio di Ancona, a cui va il mio ringraziamento.

brunoAlcuni neuro scienziati sostengono che se ci fosse una macchina in grado di fare dei test e di fotografare due persone in empatia, ci stupiremmo nel vedere un vortice di energia elettromagnetica dai colori cangianti, uscire dai loro corpi e danzare nello spazio vuoto che li divide. Se potessimo udire il suono di questo meraviglioso vortice, resteremmo inebriati da una musica armonica e rigenerante, capace di rasserenare anche l’animo di chi si trovi lì vicino.

Ma non voliamo troppo in alto. La semplice accoglienza è qualcosa di molto più leggero, ma non per questo meno importante, considerato il ruolo strategico – sempre più “attenzionato” dagli esperti di comunicazione e di marketing – che riveste negli scambi interpersonali, a partire da quelli professionali e commerciali.

La mia esperienza di persona (essere umano, marito, genitore, figlio, fratello e fuoriditesta), nonché di formatore, mi ha portato a valorizzare un principio fondamentale: che l’accoglienza che riesco ad esprimere all’esterno, agli altri, è lo specchio preciso di quanto sono capace di osservare, accogliere e accettare i miei pensieri, le mie emozioni e le mie sensazioni fisiche, di qualsiasi natura essi siano. Conoscere me stesso, essere consapevole, è dunque il passo fondamentale per conoscere, accettare e accogliere l’altro da me.

Ma se l’autoconoscenza è un percorso continuo, lento e profondo, che raccomando a tutti, il mio ruolo di formatore e di consulente mi ha portato a valorizzare nel breve due strumenti tanto semplici quanto efficaci che presento con ottimi risultati nei miei corsi.

Il primo consiste nell’imparare, attraverso le tecniche di memoria, i nomi dei propri clienti (di aziende, bar, ristoranti, negozi in generale). Essere chiamati inaspettatamente per nome significa essere riconosciuti ed apprezzati, oltre a costituire un efficacissimo strumento di predisposizione al dialogo. Si dice che il suono del proprio nome rappresenti per ciascuno di noi tutta la nostra vita, le nostre esperienze, chi siamo e come ci vediamo.

Il secondo è il mio “cavallo di battaglia”, ed è il sorriso. Ho scoperto la meravigliosa efficacia dello Yoga della Risata, una disciplina creata dal medico indiano Manan Kataria, capace di creare un clima positivo all’interno di aziende, negozi, gruppi di lavoro, ridurre lo stress lavorativo e migliorare la produttività aziendale. Attraverso un insieme molto semplice di tecniche favorisce l’empatia ed uno stato di benessere che dura per diversi giorni.

Il leitmotiv dello Yoga della Risata è: quando ti ridi tu cambi e se tu cambi il mondo intorno a te cambia. Immaginate l’energia che si sprigiona in un negozio dopo una breve sessione di yoga della risata con il personale addetto alle vendite. Chi vi entra percepisce quasi sempre qualcosa a livello inconscio che, se non è in grado di influenzare le sue decisioni d’acquisto, gli fa comunque dire tra sé e sé qualcosa come: “non so perché, ma le persone di questo negozio mi sono simpatiche: ci tornerò”.

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L’Accoglienza è……..Tiziana Esposito

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo post sull’Accoglienza (dal Piccolo Concorso sull’Accoglienza) a cura di Tiziana Esposito, insegnante, di Castellammare a cui va il mio ringraziamento.

tizianaConsiderato che, nella mia vita, gli anni trascorsi dietro ad una cattedra superano ormai, di molto, quelli passati davanti alla stessa cattedra, la mia riflessione sull’accoglienza è fatta di ricordi scolastici.

“Solidarietà è una parola che ha a che fare con l’amicizia, ma aiuta la sopravvivenza”, scrisse, più di venti anni fa, un mio introverso alunno in un compito in classe e quelle parole non le ho mai dimenticate. Come non ho dimenticato il volto spaventato di un altro alunno, il primo giorno di scuola, dopo una terribile bocciatura all’esame di stato. Gli occhi grandi che scrutavano intorno, nervosi, lo sguardo insieme attento e sfuggente, la posizione fissa e innaturale nel banco, la domanda non espressa che poneva a me, a tutti noi. Ma di quel giorno non dimentico i gesti dei compagni di classe, nuovi compagni per lui: chi gli chiedeva il nome, chi gli offriva un foglio, chi lo rassicurava usando battute irripetibili.

Sul piano del profitto è stata una delle mie classi peggiori, ragazzi che non potrò mai dimenticare. Come non dimentico il biglietto che quello stesso ragazzo dagli occhi grandi mi scrisse alla fine di un anno scolastico in cui, affermava, aveva capito che quelle che sembrano disgrazie possono diventare opportunità.

L’accoglienza è saper dare ma è anche, forse ancora più difficile, saper ricevere. Questo lo imparo ogni giorno della mia vita da insegnante.

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